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Giovanni Alemanno
Alemanno Colosseo


Sindaco di Roma
Durata mandato 28 aprile 2008 –
12 giugno 2013
Predecessore Mario Morcone (commissario)
Successore Ignazio Marino

Ministro delle politiche agricole e forestali
Durata mandato 11 giugno 2001 –
17 maggio 2006
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Alfonso Pecoraro Scanio
Successore Paolo De Castro

Dati generali
Partito politico AN (fino al 2009)
PDL (2009-2019)
AN(dal 2019)<
on. Giovanni Alemanno
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Bari
Data nascita 3 marzo 1958
Titolo di studio Laurea in ingegneria per l'ambiente e il territorio
Professione Libero professionista
Partito AN - Il Popolo della Libertà
Legislatura XII Legislatura
XIII Legislatura
XIV Legislatura
XV Legislatura
Gruppo Alleanza Nazionale
Coalizione Polo delle Libertà (1994)
Polo per le Libertà (1996)
Casa delle Libertà (2001, 2006)
PdL-LN-MpA (2008)
Circoscrizione Lazio 1
Incarichi parlamentari

Componente - V Commissione (Bilancio, Tesoro e Programmazione)

[[Categoria:Template:Bio/plurale attività Template:Bio/plurale nazionalità]]Template:Bio/catnatimortiCategoria:BioBot Giovanni Alemanno, detto Gianni (Bari, 3 marzo 1958), è Template:Bio/articolo[[Template:Bio/link attività|politico]] [[Template:Bio/link nazionalità|italiano]], già ministro delle politiche agricole e forestali dal 2001 al 2006, per il Governo Berlusconi II e III è sindaco di Roma dal maggio 2008.

Iscritto all'Ordine dei giornalisti del Lazio in qualità di giornalista pubblicista dal gennaio 2001, Gianni Alemanno si laureò nel 2004 in ingegneria per l'ambiente e il territorio[1] all'Università degli Studi di Perugia con una tesi dal titolo Prospettive di sviluppo e possibili interventi di sfruttamento delle biomasse a fini energetici.

Appassionato di alpinismo, nel 2004 è stato capo spedizione onorario nella scalata del K2 per il cinquantenario della conquista italiana della seconda vetta del mondo.

Vita politicaEdit

Movimento Sociale ItalianoEdit

Alemanno entra giovanissimo in politica nelle organizzazioni giovanili del MSI-DN diventando segretario provinciale romano del Fronte della Gioventù, il movimento giovanile missino. Negli anni ottanta è uno dei leader della corrente rautiana del FdG, insieme a Marco Valle, Riccardo Andriani, Flavia Perina, Antonello Ferdinandi, Paola Frassinetti e Fabio Granata che si contrapponeva all'ala almirantiana guidata da Gianfranco Fini.

Nel 1988 diventa segretario nazionale del Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del MSI, succedendo a Gianfranco Fini che la gestiva dal 1977. Resterà in carica fino al 1991, caratterizzando il suo segretariato per una più spiccata linea movimentista e per la ripresa di tematiche sociali e filo-nazionaliste, che lo portano per altro a disapprovare le posizioni assunte dal neonato partito della Lega Nord di Umberto Bossi.

Nel 1990 è stato fondatore e promotore della società di servizi "Euroservice", operativa nel campo dei servizi dell'edilizia e del lavoro giovanile, e da allora è membro onorario della Camera del commercio e dell'industria dell'Argentina.

Sempre nel 1990 viene eletto la prima volta nel Consiglio regionale del Lazio.

Alleanza NazionaleEdit

Il 1994 e il 1995 sono gli anni della "Svolta di Fiuggi", in cui Alemanno, insieme agli altri dirigenti del Movimento Sociale, decide di fondare Alleanza Nazionale, abiurando le vecchie posizioni estremiste, in favore di una destra nazionale, liberale e conservatrice.

Nel 1994 viene eletto deputato alla Camera dei deputati al maggioritario, nel collegio 19 della circoscrizione Lazio 1. Nello stesso anno è nominato dirigente del "Dipartimento per le politiche del volontariato e dell'associazionismo" di Alleanza Nazionale. Nel 1996 viene rieletto alla Camera dei deputati nel proporzionale.

Fonda quindi insieme a Francesco Storace l'associazione "Area", ed è ancora oggi membro del comitato di direzione dell'omonimo mensile di attualità politica e culturale. Alemanno e Storace sono stati in AN i principali esponenti della corrente Destra Sociale.

Provvedimenti principaliEdit

File:Alemanno.jpg

All'inizio del mandato Alemanno ha incontrato i rappresentanti dei rom italiani, affermando di essere rimasto molto colpito dal degrado presente nei campi nomadi, ribadendo l'intenzione di chiudere quelli non autorizzati e di voler nominare un commissario straordinario per l'immigrazione, commissario che verrà trovato nella persona del prefetto Carlo Mosca[2], sostituito in seguito da Giuseppe Pecoraro.[3] Per cercare di garantire la sicurezza in città è stata quindi fatta richiesta, d'accordo col ministro dell'interno Roberto Maroni, di trecento militari per presidiare i quartieri e le stazioni periferiche, che sono poi divenuti operativi nell'agosto 2008.[4] Un'altra decisione presa da Alemanno in materia di sicurezza ha riguardato la dotazione di armi da fuoco per i vigili urbani (salvo i casi di obiezione di coscienza), a seguito di un accordo raggiunto con tutte le sigle sindacali della polizia municipale che hanno espresso la loro soddisfazione per una decisione attesa da trentacinque anni.[5]

Il 5 giugno 2008, intanto, il sindaco ha dato il via ai lavori per il completamento della nuova tangenziale Est a Tiburtina, un progetto di cui si parlava da vent'anni e da lui definito "ambizioso".[6]

Nel giugno dello stesso anno Alemanno ha reso nota l'esistenza di un grave indebitamento del Comune di Roma, ammontante a circa 8,1 miliardi di euro, che sarebbe stato ereditato dalla precedente amministrazione veltroniana. Per farvi fronte, il governo nazionale ha emesso un assegno di 500 milioni volti a coprire i conti scoperti, e ha nominato lo stesso Alemanno "commissario per il monitoraggio del deficit capitolino".[7] La cifra citata da Alemanno è stata poi ridotta dall'agenzia di rating Standard & Poor's del 20% circa, a 6,9 miliardi di euro.[8]

Nel luglio 2008 il Sindaco ha invitato l'ex presidente del consiglio Giuliano Amato a presiedere la Commissione per lo sviluppo di Roma Capitale, una sorta di "Commissione Attali" per Roma.[9] Si tratta di una commissione bipartisan da lui voluta, una sorta di laboratorio d'idee per ridisegnare il volto della Capitale. L'ex ministro Giuliano Amato ha inizialmente accettato l'incarico, ma poi ha deciso di rinunciare a seguito di alcune polemiche che hanno investito il sindaco in occasione della ricorrenza dell'8 settembre circa il giudizio da lui dato sul fascismo.[10] Alemanno ha infatti affermato che il movimento non fu il «male assoluto» a differenza delle Leggi razziali promulgate dal regime fascista in Italia nel 1938, scindendo i due fenomeni. Le reazioni furono soprattutto da parte della comunità ebraica di Roma, che affermò che le leggi razziali suddette furono appunto emanate dal regime fascista, e da esponenti del Partito Democratico, in particolare l'ex sindaco Veltroni che, in segno di protesta, si dimise dal Museo della Shoah ritenendo inaccettabile sedere al tavolo con chi aveva espresso certe parole[11], ma poi ritirò suddette dimissioni.[12] Alemanno tornò in parte sulle sue parole affermando che voleva omaggiare chi morì aderendo in buona fede al fascismo senza dimenticare la condanna alla realtà storica del movimento, da lui definito più «complesso». Il Sindaco inoltre affermò che la polemica è stata più derivata dai titoli dei giornali che dalle sue affermazioni ufficiali.[13] Questa commissione per il futuro di Roma Capitale è presieduta da Antonio Marzano. In un viaggio ad Auschwitz, insieme agli studenti delle scuole superiori, Alemanno ha ribadito la sua netta condanna di ogni totalitarismo, delle violenze fasciste, naziste e staliniane, garantendo un incremento dei cosiddetti "viaggi della Memoria" da parte delle scolaresche romane.[14]

Il 17 novembre 2008 Alemanno ha quindi dato il via libera al progetto di un Museo della Shoah che dovrà sorgere nel parco di Villa Torlonia: un parallelepipedo nero su cui saranno incisi i nomi degli ebrei italiani deportati nei campi di concentramento nazisti. Il presidente della comunità ebraica Riccardo Pacifici ha elogiato il Sindaco per aver accelerato i tempi della progettazione, e per averne dato annuncio proprio nel giorno del settantesimo anniversario dalla promulgazione delle leggi razziali in Italia.[15]

L'11 settembre dello stesso anno, la giunta Alemanno ha stabilito di spostare in un altro luogo la costruzione di un parcheggio multi-piano al Pincio,[16] deciso dalla precedente amministrazione veltroniana ma che era stato oggetto di numerose contestazioni da parte di ambientalisti, archeologi e uomini di cultura.[17]

Altri provvedimenti di rilievo della giunta Alemanno sono stati: un'ordinanza contro la prostituzione nelle strade,[18] il tentativo di ricapitalizzare l'azienda dei rifiuti Azienda Municipale Ambiente (AMA) ridefinendone il ruolo,[19] il censimento e lo smantellamento di sei campi nomadi[20] (tra cui il Casilino 900) allestendo presidi di vigilanza per garantire vaccinazioni e scolarizzazione ai bambini rom, e per espellere gli irregolari.[21]

Il 9 febbraio 2009 Alemanno ha conferito la cittadinanza onoraria di Roma al Dalai Lama, capo spirituale del popolo tibetano[22] e nel luglio dello stesso anno anche al soldato israeliano Gilad Shalit, all'epoca prigioniero di gruppi combattenti palestinesi[23]. Nel marzo 2009 Alemanno ha ricevuto come ospite in Campidoglio papa Benedetto XVI. Dal settembre 2009 celebra ogni anno la scomparsa in Libano nel 1980 dei due giornalisti italiani Graziella De Palo e Italo Toni.

Nel maggio 2012, Alemanno ha Template:Cn una marcia antiabortista lungo a Roma. Nell'agosto è stato poi approvato dall'assemblea Capitolina il "quoziente familiare", introdotto da Alemanno per bilanciare la tassa dei rifiuti in base alla situazione economica, al numero di componenti, ad eventuali oneri sanitari, delle famiglie.[24][25]

Vicende giudiziarieEdit

Durante gli anni ottanta, sul finire dei turbolenti anni di piombo, Alemanno fu arrestato per tre volte, ma poi sempre assolto da tutte le accuse.[1] Il primo arresto lo subisce a Roma il 20 novembre del 1981, con l'accusa di aver partecipato, assieme ad altri quattro, all'aggressione ad uno studente di 23 anni.[1] Il secondo arresto risale al 1982, con l'accusa di aver lanciato una molotov contro l'ambasciata dell'Unione Sovietica[1]; sconterà 8 mesi presso il carcere di Rebibbia[1] ma verrà prosciolto per non aver commesso il fatto.[26] Il terzo arresto avviene il 29 maggio del 1989, a Nettuno quando, assieme ad altre dodici persone, fu arrestato con l'accusa di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, lesioni nei confronti di due poliziotti e tentato blocco di corteo ufficiale. Fu prosciolto da tutte le accuse.[1][27] Alemanno, assieme alle altre persone arrestate, era sceso in piazza nel tentativo di contestare l'allora presidente degli Stati Uniti d'America, Bush, in visita presso il cimitero di guerra americano.[1]

Essendo stato sempre assolto in tutte le vicende, Alemanno non ha mai riportato alcuna conseguenza giudiziaria.[1]

La vicenda ParmalatEdit

Durante la sua permanenza presso il Ministero delle Politiche agricole e forestali, Alemanno rimane coinvolto marginalmente nello scandalo Parmalat.[1]

Alla fine del 2001, la Parmalat pubblicizza un latte rappresentato come fresco quando, in realtà, è imbottigliato a Gransee anche settimane prima della vendita. I produttori di latte insorgono e così il ministero multa la Parmalat, riconoscendo le loro ragioni. A quel punto, Tanzi, si rivolge a Romani Bernardoni, suo braccio destro per quel che riguarda il rapporto con la politica, incaricando di contattare Alemanno. Il 13 marzo del 2002, Alemanno diffida la Parmalat alla distribuzione, ma allo stesso tempo istituisce una commissione, assieme al ministro della salute, Girolamo Sirchia, col compito di studiare il caso. Il 17 maggio, la commissione approva il procedimento di microfiltraggio, trattamento alla base del latte contestato, e ne dà il via libera per decreto. [1] e, nel febbraio del 2003, il latte ottiene la lunga scadenza di 11 giorni. Dopo lo scoppio dello scandalo, però, Alemanno torna sulle sue decisioni e dichiara il 22 maggio del 2004 che il latte non può più essere utilizzato.[1]. Tanzi, dopo il suo arresto nel gennaio del 2004, dichiararò di «aver erogato somme di denaro» ad Alemanno, attraverso Enrico La Loggia, all'epoca ministro degli affari regionali affinché «intervenisse presso di lui".[1]. Gli inquirenti scoprono un finanziamento di 85.000€ dalla Parmalat, sotto forma di pubblicità alla rivista "Area". Tanzi, però, minimizzerà l'episodio, dichiarando, testualmente, che la questione «non ha alcuna attinenza con la politica», ed escludendo qualsiasi ipotesi di corruzione[1]

Gli inquirenti, però, scoprono che Alemanno, durante il natale del 2002 è stato in vacanza, assieme alla moglie ed al figlio, a Zanzibar per un costo, non saldato, di 14.253€.[1] Le Fiamme Gialle giudicano, in particolare, sospetta la data di partenza del 28 dicembre del 2002, in quanto coincidente con il termine dei lavori della «seconda commissione sul latte microfiltrato», che diede poi il via libera alla commercializzazione del latte. Pietro Tanzi, segretario particolare del patron della Parmalat, però, affermò che l'aereo privato venne fornito ad Alemanno, a spese della Parmalat perché quest'ultimo si era infortunato e necessitava di un rapido intervento chirurgico». Inoltre, la Guardia di Finanza scopre che il 1º marzo del 2003 anche la segretaria particolare dell'allora ministro, Alessandra Lippiello, non avrebbe saldato un conto di 3.900€ per una vacanza alle Seychelles.[1]

Alemanno, sentito dalla Procura di Parma come testimone, assicurò la regolarità dell'intera faccenda, dichiarando di non aver "intrattenuto con Tanzi relazioni particolari".[1]. Il 23 settembre del 2005, Alemanno viene ascoltato come indagato dal Tribunale dei ministri. Gli inquirenti gli chiesero come mai scelse due consulenti della Parmalat in qualità di esperti per la valutazione del latte microfiltrato, ed Alemanno rispose che «furono selezionati in base a un'istruttoria fatta dagli uffici» e «che fossero consulenti Parmalat noi non sapevamo sicuramente, tutti ignoravamo questa cosa, credo che la contestazione vada rivolta a loro».[1] A proposito della visita medica fatta a Parma con l'aereo, Alemanno dichiarò che «rientra negli atteggiamenti amicali» e che «avendo avuto un trauma a una mano, lui si offrì», e che «non avevo una nozione precisa di chi fosse la proprietà dell'aereo».[1]

Il Tribunale dei ministri decide di prosciogliere definitivamente Alemanno.[1]

OpereEdit

NoteEdit

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BibliografiaEdit

Altri progetti Edit

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Collegamenti esterni Edit


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Mario Morcone (Commissario Prefettizio dal 26 febbraio) dal 28 aprile 2008 in carica
Categoria:Sindaci italiani
Predecessore Ministro delle Politiche Agricole e Forestali Successore 30x30px
Alfonso Pecoraro Scanio 11 giugno 2001 - 17 maggio 2006 Paolo De Castro

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Categoria:Deputati della XII Legislatura della Repubblica Italiana Categoria:Deputati della XIII Legislatura della Repubblica Italiana Categoria:Deputati della XIV Legislatura della Repubblica Italiana Categoria:Deputati della XV Legislatura della Repubblica Italiana Categoria:Ministri della Repubblica Italiana Categoria:Sindaci di Roma Categoria:Politici del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale Categoria:Politici di Alleanza Nazionale Categoria:Politici legati a Roma Categoria:Rautiani


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