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Giorgio Almirante
Giorgio Almirante


Segretario del
Movimento Sociale Italiano
Durata mandato giugno 1947 - gennaio 1950
Predecessore Giacinto Trevisonno
Successore Augusto De Marsanich

Durata mandato 29 giugno 1969 - 1987
Predecessore Arturo Michelini
Successore Gianfranco Fini

Dati generali
Partito politico Nazionale Fascista (fino al 1943)
Fascista Repubblicano (1943-45)
Movimento Sociale Italiano (1946-88)
Titolo di studio Laurea in Lettere
Professione Giornalista
on. Giorgio Almirante
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Salsomaggiore Terme
Data nascita 27 giugno 1914
Luogo morte Roma
Data morte 22 maggio 1988
Partito Movimento Sociale Italiano
Legislatura I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X
Gruppo Movimento Sociale Italiano
Circoscrizione Roma

Template:Membro delle istituzioni europee [[Categoria:Template:Bio/plurale attività Template:Bio/plurale nazionalità]]Template:Bio/catnatimortiCategoria:BioBot Giorgio Almirante (Salsomaggiore Terme, 27 giugno 1914 – Roma, 22 maggio 1988) è stato Template:Bio/articolo[[Template:Bio/link attività|politico]] [[Template:Bio/link nazionalità|italiano]].

Storico segretario del Movimento Sociale Italiano, partito politico di destra, di cui è stato uno dei fondatori nel dicembre 1946 insieme ad altri reduci della Repubblica Sociale Italiana (come Pino Romualdi) ed ex esponenti del regime fascista (come Augusto De Marsanich).

BiografiaEdit

Giorgio Almirante apparteneva a una famiglia di origine nobiliare molisana: gli Almirante erano stati dal 1691 i duchi di Cerza Piccola.
Molti suoi parenti erano attori. Il padre, Mario Almirante, fu attore e direttore di scena delle compagnia di Eleonora Duse e di quella di Ruggero Ruggeri, e in seguito regista del cinema muto. Il nonno Nunzio Almirante era anch'egli attore, e fratelli del padre erano anche gli attori Ernesto, Giacomo, Luigi. Era parente anche di Italia Almirante Manzini, attrice del cinema muto. A causa proprio del lavoro paterno, Giorgio Almirante visse i primi 10 anni di vita in giro per l'Italia. La sua famiglia si stabili infine prima a Torino e poi a Roma. Almirante stesso lavorò in ambito cinematografico, come direttore del doppiaggio di diversi film, tra cui Luci della ribalta [1].

Fini e almirante

Gli studi e gli esordi su Il TevereEdit

Parallelamente agli studi, compiuti a Torino presso il Liceo Classico Vincenzo Gioberti,[2] iniziò la sua carriera come cronista presso il quotidiano fascista Il Tevere. Nel 1937 Almirante si laureò in lettere con una tesi sulla fortuna di Dante Alighieri nel Settecento italiano con l'italianista Vittorio Rossi. La collaborazione con Il Tevere proseguì fino a divenirne caporedattore e terminò nel 1943 con la chiusura del quotidiano.

La collaborazione Edit

Firmatario nel 1938 del Manifesto della razza, dal 1938 al 1942 collaborò alla rivista La difesa della razza come segretario di redazione. Allo scoppiare della seconda guerra mondiale Giorgio Almirante fu arruolato, combattendo nella Campagna del Nordafrica.

Nella RSIEdit

Il 3 settembre del 1943 venne firmato l'Armistizio di Cassibile reso noto l'8 settembre. Alla creazione della Repubblica Sociale Italiana Giorgio Almirante passò a Salò, arruolandosi nella Guardia Nazionale Repubblicana con il grado di capomanipolo. Successivamente, dopo aver ricoperto il ruolo di Capo di Gabinetto del Ministro della Cultura Popolare di Mussolini passò al ruolo di tenente della brigata nera dipendente sempre dal Minculpop. In questa veste, al pari delle altre camicie nere, si impegnò nella lotta ai partigiani in particolare in Val d'Ossola e nel grossetano. Qui, il 10 aprile 1944, apparve un manifesto firmato da Almirante in cui si decretava la pena della fucilazione per tutti i partigiani (definiti "sbandati", all'interno del manifesto) che non avessero deposto le armi e non si fossero prontamente arresi. Nel 1971 il manifesto - ritrovato nell'archivio comunale di Massa Marittima, pubblicato da l'Unità il 27 giugno 1971 e poi riconosciuto come autentico in sede giudiziale[3] - susciterà roventi polemiche per via della feroce repressione antipartigiana compiuta dai fascisti in quelle zone: a titolo di esempio basti ricordare che nella sola frazione di Niccioleta, a Massa Marittima, tra il 13 e il 14 giugno 1944 vennero fucilati 83 minatori.[4]

Il dopoguerra e la fondazione del MSIEdit

Dal 25 aprile 1945 fino al settembre 1946, pur non essendo ufficialmente ricercato rimase in clandestinità. In tale periodo, secondo numerose testimonianze, trovò rifugio presso un amico di famiglia ebreo (Emanuele Levi) che poteva così sdebitarsi poiché durante la guerra Almirante aveva salvato la vita a lui e alla sua famiglia, nascondendoli nella foresteria del Ministero della Cultura Popolare quando avvenivano i rastrellamenti.[1][5]

Nell'autunno del 1946 partecipò alla fondazione dei Fasci di Azione Rivoluzionaria insieme a Pino Romualdi e Clemente Graziani iniziò a scrivere sul settimanale Rivolta Ideale uno dei più importanti giornali neofascisti di quegli anni e con Cesco Giulio Baghino si avvicinò al Movimento italiano di unità sociale. Il 26 dicembre 1946 Almirante partecipò a Roma alla riunione costitutiva del Movimento Sociale Italiano (MSI). Nel nuovo partito assunse la carica di Segretario il 15 giugno 1947 [6] che mantenne fino al gennaio 1950. Da segretario del partito, Almirante viaggiò per tutta Italia, dormendo su treni di terza classe («come un apostolo», secondo le parole di Donna Assunta) e fondando sedi locali del MSI.[1]

Le elezioni comunali di Roma (1947)Edit

Il MSI nel 1947 partecipò alle elezioni comunali di Roma. Il 17 settembre Almirante tenne un comizio ai Parioli, in piazza Ungheria. Il comizio fu interrotto a metà dall'intervento di numerosi operai che assaltarono il palco e scoppiò così la rissa[7] sedata dall'intervento delle forze dell'ordine. Il 10 ottobre, in piazza Colonna, nel corso del comizio di chiusura si ripetono i disordini.[7] Nei tumulti provocati dall'intervento della polizia si sentì male e poi morì l'ex federale di Rieti del PNF Pasquale Lugini[8]. Alle elezioni il MSI riuscì ad eleggere tre consiglieri comunali che furono poi determinanti nell'eleggere sindaco il democristiano Salvatore Rebecchini.[9]

Poche ore prima dell'insediamento a sindaco di Rebecchini fu diffuso un comunicato della Questura di Roma che riguardava Almirante: Template:Quote Almirante, per i fatti di piazza Colonna, fu accusato di apologia del fascismo e il 4 novembre 1947 gli fu inflitta una condanna di 12 mesi di confino[10]. Destinato a Salerno, prese subito il treno ma giunto a destinazione il questore della città gli comunicò la sospensione del provvedimento disposta dallo stesso questore di Roma.

Attività parlamentare Edit

File:Rauti Almirante.gif

Nel marzo 1948 in vista delle elezioni politiche Almirante tenne diversi comizi in giro per l'Italia ma nella maggior parte gli furono impediti dagli interventi violenti dei militanti comunisti.[11] Solo nel sud Italia la situazione risultò più tranquilla. Anche ad altri candidati del MSI fu spesso impedito di parlare.[12] Ciononostante Almirante fu eletto in Parlamento fin dalla prima legislatura (1948) e sempre rieletto alla Camera dei deputati. Il 10 ottobre 1948 nel corso di un nuovo comizio nuovamente in piazza Colonna, si accesero nuovi scontri questa volta con le forze dell'ordine.

Nel 1950 Almirante fu sostituito alla guida del MSI da Augusto De Marsanich e nel 1952 conobbe Assunta Stramandinoli che divenne poi sua moglie.

Nel maggio 1952, in occasione di scontri avvenuti a Trieste, Almirante scese in campo in difesa dell'italianità della città che, ancora sotto amministrazione Alleata con la denominazione di Territorio Libero di Trieste, era reclamata dalla Jugoslavia che nel frattempo aveva già annesso la zona B. Nel 1953 avvenne la cosiddetta "Rivolta di Trieste". Mentre nel 1960 partecipa al VI° Congresso del Movimento sociale italiano organizzato a Genova, ma poi annullato a causa degli scontri in piazza.

Nel 1963 prese parte al VII° Congresso del Movimento sociale italiano tenutosi a Roma. In questa occasione Almirante guidò la minoranza di sinistra organizzatasi nella nuova corrente "Rinnovamento" in contrapposizione ad Arturo Michelini. La corrente guidata da Almirante uscì sconfitta dal Congresso.[13]

Indetto l'VIII° Congresso a Pescara nel 1965, pur con la dissidenza di Pino Romualdi che presentò una propria mozione, si fece l'accordo tra Michelini e Almirante che votarono una mozione unitaria. Michelini con l'appoggio degli almirantiani fu riconfermato segretario.[14] Michelini e Almirante costituirono "de facto" una corrente unica e l'opposizione interna fu occupata dalla corrente spiritualista di Pino Romualdi[15]

Seconda segreteria del MSIEdit

La politica del doppiopettoEdit

Dopo la morte del segretario Arturo Michelini si aprì il dibattito su chi dovesse succedergli. Si fece l'ipotesi di Giovanni Roberti, leader della Cisnal, ma prevalsero i sostenitori di Almirante che tornò il 29 giugno 1969 al vertice del partito. A far prevalere la candidatura di Almirante concorse il fatto che, pur essendo all'interno della nuova corrente maggioritaria e moderata di Michelini non aveva mai rinunciato ad essere il punto di riferimento della base più movimentista e antisistema[16]. A seguito della sua elezione alla segreteria rientrarono al partito parte dei dissidenti del Centro Studi Ordine Nuovo guidati da Pino Rauti. Almirante, dopo gli anni di immobilismo di Michelini, operò immediatamente un riassetto organizzativo e ideologico del partito che fu definito come la "politica del doppiopetto", che rimase sempre in bilico tra le rivendicazioni dell'eredità fascista e l'apertura al sistema politico italiano. Almirante riassunse così la sua strategia: Template:Quote

La nuova linea del segretario intendeva proporsi come uno spartiacque nella storia del partito sia sul piano ideologico, sia strategico, sia organizzativo.[17] Gli obiettivi perseguiti da Almirante furono raggiunti[18]. Tranne che sul piano ideologico dove pur attenuati i contorni nostalgici nella sostanza furono semplicemente aggiornati nella riproposizione[19]. La strategia micheliniana dell'inserimento fu decisamente rilanciata anche se l'"anima rivoluzionaria" non fu completamente abbandonata anche in virtù del reinserimento nel partito di molti dissidenti, come Pino Rauti.[20]

Almirante inoltre accentuò il tema della "Difesa dell'Italia dalla minaccia comunista"[21] e simbolicamente il 20 dicembre 1969 organizzò una imponente manifestazione a Roma definita "Appuntamento con la nazione" cui presero parte tutto il partito e tutte le organizzazioni fiancheggiatrici.[22]

Il 18 aprile 1970 Almirante si trovò a Genova per tenere un comizio in piazza della Vittoria. In tale occasione militanti di sinistra vicini a Lotta Continua assaltarono il palco per impedire il comizio e scagliarono bottiglie di vetro contro i partecipanti colpendo a morte il militante Ugo Venturini come dagli stessi rivendicato[23]. Pochi giorni dopo, il 6 maggio sempre a Genova, Almirante al comizio che segue i funerali di Venturini affermò: Template:Quote

La fase di rilancioEdit

File:Almirante vittoria sicilia 1971.jpg

Si distinse in diverse battaglie per la difesa dell'italianità sul territorio nazionale, pronunciando discorsi-fiume (anche di nove ore) a favore del ritorno all'Italia di Trieste, la cui "questione" non era ancora stata risolta, e poi contro la modifica dello statuto speciale del Trentino-Alto Adige, con la quale veniva attuata la tutela della comunità di lingua tedesca ma che a suo vedere era troppo sbilanciata a sfavore della comunità italiana, e contro l'istituzione delle regioni nel 1970. Criticò anche la legge Scelba che vietava la ricostituzione del Partito Fascista. Agli inizi degli anni sessanta si batté contro la nazionalizzazione dell'energia elettrica.

L'anima antisistema della base del partito venne allo scoperto già il 14 luglio 1970 quando scoppiò la Rivolta di Reggio Calabria guidata dal sindacalista della Cisnal Ciccio Franco che Almirante, dopo una iniziale indecisione, poi sostenne decisamente.[24] Template:Quote Nella stessa estate fu ritrovato un bando controfirmato dallo stesso Almirante che il 17 maggio 1944 imponeva la condanna a morte per i renitenti alla leva.

L'anno dopo, sempre al sud, il MSI ottenne un notevole risultato alle elezioni regionali in Sicilia, con un clamoroso 16 per cento. Il risultato fu reso possibile dal fatto che le attese di un periodo riformista proposto dal centro-sinistra erano state frustrate nelle regioni del sud e da un periodo di crisi della Democrazia Cristiana.[25]

L'elezione di Giovanni LeoneEdit

Il 24 dicembre 1971 il MSI fu determinante per l'elezione a presidente della repubblica di Giovanni Leone, operazione che riportò il partito ad avere influenza all'interno del Parlamento. Secondo le stesse dichiarazioni di Almirante l'elezione di Leone era stata concordata con frange della Democrazia Cristiana. Almirante dichiarò fin dalle prime battute di voto di votare scheda bianca[26] poi dopo la ventiduesima votazione conclusasi con un nulla di fatto i parlamentari missini pur continuando a dichiarare di votare scheda bianca, a sorpresa votarono a favore di Leone.[27] In seguito Almirante indicò il parlamentare Giovanni Galloni come l'autore delle presunte mediazioni con il MSI. Galloni negò sempre la circostanza.

La "Destra Nazionale"Edit

Nel maggio 1972, grazie anche alla fusione con il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica il MSI ottenne il suo massimo storico alle elezioni politiche (diventando MSI-Destra Nazionale), 8,7% alla Camera e 9,2% al Senato, eleggendo 56 deputati e 26 senatori. Da quel momento l'obiettivo primario di Almirante divenne l'egemonizzazione di tutta l'area di "destra".[28] rivolgendosi anche agli ambienti extra parlamentari di Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo.[29]

La richiesta di autorizzazione a procedere per ricostituzione del Partito FascistaEdit

Un mese dopo il successo elettorale, l'allora Procuratore generale di Milano, Luigi Bianchi D'Espinosa ex esponente del Partito d'Azione[30][31], decise di chiedere alla Camera l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti con l'accusa di tentata ricostituzione del Partito Fascista. Nel documento redato dal Procuratore generale si legge: Template:Quote

Il 12 aprile 1973, con il Giovedì nero di Milano il MSI segna una battuta d'arresto e la richiesta d'autorizzazione a procedere contro Almirante subisce un acceleramento, per volontà della Democrazia Cristiana che teme un consolidamento del MSI nell'elettorato moderato.[32][33]

Lo stesso Almirante dichiarò di voler votare a favore della richiesta a procedere[34] e polemizzando all'indirizzo di Sandro Pertini, presidente della Camera: "non mi turba in alcun modo il fatto che in questi ultimi giorni le procedure siano state accelerate, perché semmai, signor Presidente, mi avrebbe turbato il fatto che fossero state rallentate"[35] L'autorizzazione fu concessa il 24 maggio 1973 con 484 voti a favore contro 60. Votarono contro anche 4 democristiani: Antonio Del Duca, Stefano Cavaliere, Eugenio Tarabini e Giuseppe Costamagna. Buona parte della stampa accolse sfavorevolmente l'esito della votazione.[36] La Cassazione imporrà la trasmissione degli atti da Milano a Roma, dove la procura aveva successivamente aperto un'inchiesta analoga. A Roma il fascicolo restò fermo per anni e verrà restituito a Milano solo il 18 dicembre 1988, 7 mesi dopo la morte di Almirante.
La richiesta di scioglimento del partito rimase comunque senza esito; una raccolta di firme promossa allo stesso scopo nel 1975 da varie forze della sinistra, anche extraparlamentare, non ebbe miglior successo.

La strategia della tensione e la scissione di Democrazia NazionaleEdit

Nella primavera del 1974 Almirante, per disciplina di partito, si schierò contro l'introduzione del divorzio in Italia. La sua posizione di apertura era stata infatti messa in minoranza durante le discussioni alla direzione del MSI.[37] Egli stesso si avvalse poi delle possibilità offerte dalla legge Fortuna-Baslini per divorziare da Gabriella Magnatti con cui era sposato solo civilmente, dalla quale aveva avuto la figlia Rita, e risposarsi con Assunta Stramandinoli quando restò vedova del primo marito.

La strage di Piazza della Loggia nel maggio 1974 e pochi mesi dopo la Strage dell'Italicus affossarono la strategia di inglobare la variegata galassia della destra extra parlamentare. Almirante, pur convinto che le azioni siano state manovrate dai servizi segreti e in ultima analisi volute da settori della Democrazia Cristiana[38] non poté negare il coinvolgimento di estremisti di destra mettendo così in luce il fallimento del progetto di creare una grande destra attorno al MSI. Almirante dovette ammettere: Template:Quote

Nel 1977 affrontò la scissione che portò alla nascita di Democrazia Nazionale, partito composto per lo più da elementi di provenienza monarchica ma anche da esponenti "storici" del MSI come Ernesto De Marzio, Pietro Cerullo e Massimo Anderson che con un programma moderato intendevano tentare un aggancio con il centro democristiano. Alle elezioni politiche del 1979 Democrazia Nazionale non ottenne alcun seggio e sparì dalla scena politica.

Nel 1978, in previsione delle elezioni europee del 1979, Almirante fondò l'Eurodestra.

File:Giorgio almirante con fini.jpg

Nella seconda metà degli anni settanta, in piena emergenza terrorismo, si schierò per l'introduzione della pena di morte per i terroristi colpevoli di omicidio e successivamente contro la legalizzazione dell'aborto.

La fine dell'Arco costituzionaleEdit

Nel 1983, Almirante fu ricevuto per la prima volta da Bettino Craxi in forma ufficiale nel suo giro di consultazioni per la formazione del nuovo governo. Di questo incontro Almirante raccontò poi che Craxi gli aveva espresso la sua contrarietà al perdurare dell'Arco costituzionale ed all'emarginazione del MSI. Il Movimento Sociale sostenne alcuni provvedimenti del Governo Craxi per l'attuazione del decreto legge per la liberalizzazione del mercato televisivo (che permise l'ascesa e la consolidazione del gruppo Fininvest di Silvio Berlusconi). Da quel momento in poi, con l'esclusione del Partito comunista italiano, gli altri partiti cominciarono ad inviare proprie delegazioni ai congressi del MSI.

I funerali di Enrico BerlinguerEdit

Nel giugno del 1984 Almirante sorprese l'intero mondo politico italiano recandosi insieme a Pino Romualdi a rendere omaggio alla camera ardente di Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano allestita presso la sede centrale di via delle Botteghe Oscure. Qui si mise in fila insieme a tutti gli altri convenuti finché, notato, fu accolto da Giancarlo Pajetta e accompagnato presso il feretro. Donna Assunta riferì poi che, alla notizia della morte di Berlinguer, Almirante pianse.[1]

Il 26 gennaio 1986 parlando al Teatro Lirico di Milano, Almirante sostenne che «il ladrocinio e l'assassinio furono l'emblema delle bande partigiane»[39][40].

Le sue condizioni di salute lo obbligarono nel 1987 ad abbandonare la segreteria del partito, a favore del suo delfino Gianfranco Fini, già segretario del Fronte della Gioventù.

Il 24 gennaio 1988 fu eletto presidente del partito dalla maggioranza del comitato centrale. Morì a Roma alle 10.10 [41] della domenica 22 maggio dello stesso anno per emorragia cerebrale, dopo anche un intervento eseguito a Parigi successivamente al quale le sue condizioni peggiorarono notevolmente[42]. Poco dopo la notizia del decesso la salma fu visitata dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e dal sindaco di Roma Nicola Signorello. Essendo deceduto anche Pino Romualdi il giorno prima di Almirante, per i due leader missini si decise di svolgere esequie comuni a Roma, nella chiesa di Sant'Agnese in Agone. Alle esequie parteciparono migliaia di persone, tra cui anche i rappresentanti del Partito Comunista Italiano Nilde Jotti, all'epoca presidente della Camera, e Giancarlo Pajetta[43]. Almirante fu sepolto nel Cimitero del Verano in un sepolcro donato dal Comune di Roma.

Vicende giudiziarie ed aspetti controversiEdit

  • Nel 1947 venne condannato per collaborazionismo con le truppe naziste; per questo reato verrà erogato nei suoi confronti un provvedimento di confino di polizia.[3][44] Sempre nel 1947 viene accusato del reato di apologia del fascismo a seguito di un comizio tenuto a Piazza Colonna durante la campagna elettorale per le amministrative; il 4 novembre 1947 gli verrà inflitta una condanna ad altri 12 mesi di confino[10] annullata subito dopo.
  • Il 5 maggio 1958 al termine di un comizio a Trieste, Almirante è denunciato dalla Questura per «Vilipendio degli Organi Costituzionali dello Stato»[45].
  • Nel giugno 1972 l'allora Procuratore generale di Milano, Luigi Bianchi D'Espinosa[30], decise di chiedere alla Camera l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti per tentata ricostituzione del Partito fascista. Gravemente ammalato Bianchi d'Espinosa morì poche settimane dopo. Il Parlamento, nel maggio 1973, concesse l'autorizzazione a procedere ma tutto si arenò poco dopo e non proseguì oltre.

La vicenda del bando di fucilazione dei partigiani[3]Edit

Nell'estate del 1971 alcuni storici dell'Università di Pisa rinvennero negli archivi del comune di Massa Marittima la copia anastatica di un manifesto, a firma di Giorgio Almirante, che riportava quanto segue: Template:Quote Il manifesto in questione venne pubblicato il 27 giugno 1971 dal quotidiano l'Unità col titolo Un servo dei Nazisti. Come Almirante collaborava con gli occupanti tedeschi.

Almirante rispose con un consistente numero di querele, sostenendo che si trattava di «una vergognosa campagna stampa» e di «un'ignobile infamia».

Il procedimento principale, con sede a Roma, venne istruito dai pubblici ministeri Vittorio Occorsio e Niccolò Amato e si articolò lungo il corso di ben sette anni; Almirante oppose un gran numero di eccezioni, ma nel giugno del 1974 vennero rivenute negli Archivi di Stato e prodotte in giudizio inequivocabili prove documentali attestanti la veridicità del documento:

  • il documento originale recante la firma di Almirante, la lettera della Prefettura che accompagnava l'invio dei manifesti e la missiva del Vicecommissario Prefettizio che dava conferma dell'affissione.
  • un telegramma risalente all'8 maggio 1944 firmato proprio da Almirante - all'epoca Capo di Gabinetto del Ministero della Cultura Popolare - in cui si sollecitava l'affissione del manifesto in questione in tutti i comuni della provincia di Grosseto.
  • una circolare dello stesso periodo in cui Almirante disponeva - in quanto curatore della propaganda del Decreto Graziani (che disponeva, appunto, le modalità di repressione dei gruppi partigiani) - anche la divulgazione delle comunicazioni delle autorità tedesche in materia.

Il procedimento si concluse con il rigetto integrale delle pretese di Almirante nei confronti dei giornalisti de L'Unità, poiché risultava che i giornalisti avevano "dimostrato la veridicità dei fatti"[46] e che dunque il manifesto di fucilazione era da attribuirsi proprio ad Almirante.

Il processo per favoreggiamento a seguito della Strage di PeteanoEdit

Main article: Strage di Peteano

In seguito alle indagini sulla Strage di Peteano, il terrorista neofascista Vincenzo Vinciguerra - reo confesso per la strage - rivelò nel 1982 come Almirante avesse fatto pervenire la somma di 35.000 dollari al terrorista Carlo Cicuttini, dirigente del MSI friulano e coautore della strage, affinché modificasse la sua voce durante la sua latitanza in Spagna mediante un apposito intervento alle corde vocali[47][48][49]: tale intervento si rendeva necessario poiché Cicuttini, oltre ad aver collocato materialmente la bomba assieme a Vinciguerra, si era reso autore della telefonata che aveva attirato in trappola i carabinieri e la sua voce era stata identificata mediante successivo confronto con la registrazione di un comizio del MSI da lui tenuto.[48] Nel giugno del 1986, a seguito dell'emersione dei documenti che provavano il passaggio del denaro tramite una banca di Lugano, il Banco di Bilbao e il Banco Atlantico[48], Giorgio Almirante e l'avvocato goriziano Eno Pascoli vennero rinviati a giudizio per il reato di favoreggiamento aggravato verso i due terroristi neofascisti.[50] Pascoli verrà condannato per il fatto; Almirante invece, dopo un'iniziale condanna[51], si fece più volte scudo dell'immunità parlamentare, all'epoca ancora riconosciuta a deputati e senatori[52], anche per sottrarsi agli interrogatori[53] fin quando si avvalse di un'amnistia grazie alla quale uscì definitivamente dal processo[48][54], nonostante la legge ne prevedesse già da molti anni la rinunciabilità proprio al fine di tutelare il diritto dell'imputato all'accertamento dei fatti.[55]

Le accuse di contiguità con ambienti dell'eversione nera e con la P2Edit

Main article: Strategia della tensione

Numerose accuse di contiguità col terrorismo nero vennero mosse ad Almirante, così come al MSI in generale, sin dagli albori della Strategia della Tensione, a partire dalla fine degli anni sessanta[56]. I sospetti sugli appoggi ai tentativi di colpi di stato degli anni '60 e '70 acquisirono ulteriore rilevanza in seguito alla scelta di inserire tra le file del partito alcuni generali dei servizi segreti militari come Giovanni De Lorenzo (eletto nel 1968 con il PDIUM che aderì nel 1971 al gruppo missino) che ebbe un ruolo nel Piano Solo del 1964, e Vito Miceli, iscritto alla P2 di Licio Gelli e all'epoca indagato per favoreggiamento al Golpe Borghese, reato per cui verrà successivamente assolto nel 1978.
Questo tipo di circostanza è stata recentemente confermata dalla testimonianza di Ernesto De Marzio, all'epoca capogruppo del MSI alla Camera; De Marzio ha sostenuto di aver presenziato, nel 1970, ad un incontro tra Junio Valerio Borghese ed Almirante nel corso del quale quest'ultimo, alle richieste di adesione all'imminente colpo di stato avanzate da Borghese, avrebbe risposto: Template:Quote L'ammiraglio Gino Birindelli, presidente del MSI del 1972 al 1974, precedentemente in contatto con Ordine Nero [57], esternò a più riprese insofferenza per l'atteggiamento di ambiguità e doppiezza tenuto dal partito nei confronti degli ambienti eversivi e del terrorismo nero [58], arrivando in seguito al punto di lasciare il partito e la politica; in una recente intervista Birindelli ha ribadito il suo malumore per lo stato di cose che caratterizzava il MSI, additando l'atteggiamento di copertura tenuto dal partito nei confronti degli assassini dell'agente di polizia Antonio Marino tra le cause del suo abbandono.[59]

Le accuse continuarono anche negli anni '80 con il caso del parlamentare Massimo Abbatangelo, deputato alla Camera nel 1979 e nel 1983 per il Movimento Sociale Italiano,[60], fu accusato di detenzione illegale di materiale esplosivo, e arrestato nel 1984[61], primo dei non eletti nel 1987 e di nuovo deputato nel 1989. Nonostante la condanna in primo grado all'ergastolo per aver fornito l'esplosivo utilizzato nella Strage del Rapido 904 del 1984, venne ricandidato ed eletto alla Camera nell'aprile 1992. Il 18 febbraio 1994 Abbatangelo fu assolto dalla Corte di Assise di Appello di Firenze per il reato di strage, ma venne mantenuta la condanna a sei anni di reclusione per la detenzione dell'esplosivo.[62][63]. Molte discussioni generò anche la sua espressione di solidarietà col golpe militare di Augusto Pinochet in Cile dell'11 settembre 1973, per la quale ricevette dei ringraziamenti dallo stesso Pinochet.[64]

Il 18 marzo 2009 l'ex deputato missino Giulio Caradonna, anch'egli iscritto alla P2 e per questo sottoposto sospeso dal MSI ma ricandidato nel 1983, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera ha sostenuto che Licio Gelli, maestro venerabile della Loggia P2, iniziò a finanziare il MSI proprio su sollecitazione di Almirante:Template:Quote. Gelli confermò ai magistrati già nel 1995 di aver incontrato Almirante, "ma di avergli negato l'aiuto" [1].

EreditàEdit

Template:Quote

La scelta di Fini aveva il significato di tagliare i ponti col passato.

Il successore di Almirante da lui stesso designato lo onorò definendolo "un grande italiano " e "il leader della generazione che non si è arresa".

Il ventennale della morteEdit

Il 28 maggio 2008, a seguito delle polemiche sorte per la proposta del sindaco di Roma Gianni Alemanno di dedicargli una via di Roma, alla Camera dei deputati da parte di Emanuele Fiano del Partito Democratico fu data lettura di alcuni brani tratti da articoli che Giorgio Almirante aveva scritto nel 1942,[65] quando dirigeva la rivista La difesa della razza, in cui sosteneva che era necessario proteggere l'Italia da meticci ed ebrei. Template:Quote Il presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini Template:Citazione necessaria prese le distanze da quelle affermazioni razziste e antisemite di Almirante, il quale però aveva già rigettato le sue affermazioni negli anni 50.<. Subito dopo Italo Bocchino, membro dello stesso partito del Presidente della Camera, nel suo intervento, ricordò anche "Giovanni Spadolini, Amintore Fanfani e Eugenio Scalfari" come autori di articoli razzisti sulla stessa rivista.[65]

Nei giorni seguenti per le celebrazioni del ventennale dalla morte di Almirante fu deciso di dedicare una giornata alla lettura di passi dei discorsi che Almirante aveva tenuto alla Camera. Luciano Violante che decise di partecipare alla giornata commentò: Template:Quote

Premio Giorgio AlmiranteEdit

File:Almirante tremaglia.jpg

Nel 2000, in occasione del XII° dalla morte del segretario missino, su proposta del Ministero per gli Italiani nel Mondo, retto da Mirko Tremaglia fu istituito il Premio Giorgio Almirante.

Intitolazioni di piazze e vieEdit

Da circa 15 anni a Corato e da 10 anni a Grumento Nova, a Surbo, a Sacrofano e a Bracciano gli è stata intitolata una piazza.

A Giarre, a Ginosa, a Rieti, ad Altamura, Locorotondo, Crispiano, San Severo, Fiumicino, Foggia, Montecorvino Rovella, Ragusa, Lecce, Pomezia, Praia a Mare, a Molfetta, a Trani, a Usini,a Valenzano, a Viterbo, a Galatina, a Montesilvano, a Veglie, a Frignano, a Santa Caterina Villarmosa, a Fabrica di Roma, a Tremestieri Etneo, ad Aragona, a Torre Santa Susanna, a Vigasio e a Santa Lucia di Pescantina gli è stata intitolata una via. A Canosa di Puglia e a Putignano gli è stato dedicato un parco. A Rossano gli è stato dedicato un ponte. Ad Affile gli è stato dedicato un busto bronzeo nel 2012.

NoteEdit

Template:References

Opere Edit

  • Il Movimento sociale italiano, con Francesco Palamenghi-Crispi, Nuova Accademia, Milano 1958.
  • Mezzasoma rievocato da Giorgio Almirante e da Fernando Feliciani, CEN, Roma 1959.
  • Repubblica sociale italiana. Storia, con altri, CEN, Roma 1959.
  • La verità sull'Alto Adige, con altri, Movimento sociale italiano, Roma 1959.
  • I due ventenni, CEN, Roma 1967.
  • Processo al parlamento, CEN, Roma 1969.
  • La destra avanza, Edizioni del Borghese, Milano 1972.
  • Il regime contro la destra, Edizioni del Borghese, Milano 1973.
  • Autobiografia di un fucilatore, Edizioni del Borghese, Milano 1973.
  • Complotto di regime contro la destra nazionale. Relazione del segretario nazionale Giorgio Almirante alla direzione del partito, 28-29 aprile 1973, Edital Roma, Roma 1973.
  • "Processo alla libertà". Il testo integrale del discorso pronunciato alla Camera il 23 maggio dall'onorevole Giorgio Almirante, Edital Roma, Roma 1973.
  • Salvare la scuola dal comunismo, Edizioni D.N., Roma 1974.
  • La strategia del terrorismo, Edizioni D.N., Roma 1974.
  • L'alternativa corporativa, Edizioni D.N., Roma 1974.
  • Interventi al 4. corso aggiornamento politico per dirigenti del Fronte della Gioventù. Roma-Ostia, 19-22 sett. 1974, Edizioni D.N., Roma 1975.
  • Per l'unità delle forze anticomuniste in difesa della liberta di tutti gli italiani. Relazione al comitato centrale del MSI-DN, 29-30 luglio 1975, 1975.
  • Intervista sull'eurodestra, Thule, Palermo 1978.
  • Carlo Borsani, con Carlo Borsani jr., Ciarrapico, Roma 1979.
  • Robert Brasillach, Ciarrapico, Roma 1979.
  • Jose Antonio Primo de Rivera, Ciarrapico, Roma 1980.
  • Processo alla Repubblica, Ciarrapico, Roma 1980.
  • Pena di morte?, Ciarrapico, Roma 1981.
  • Francesco Giunta e il fascismo triestino. 1918-1925. Dalle origini alla conquista del potere, con Sergio Giacomelli, Trieste 1983.
  • Trieste nel periodo fascista. 1925-1943, con Sergio Giacomelli, 1986.
  • Tra Hitler e Tito Trieste nella R.S.I. di Mussolini 1943-1945, 1987.
  • Discorsi parlamentari, Fondazione della Camera dei Deputati, Roma 2008.

Bibliografia Edit

  • Franco Franchi, Una congiura giudiziaria. L'autorizzazione a procedere contro Almirante, Edizioni del borghese, Milano 1974.
  • Partito Socialista Italiano, In nome del popolo italiano il tribunale penale di Campobasso condanna Almirante segretario nazionale del M.S.I. ed assolve Vasile segretario della Federazione del Partito socialista italiano di Campobasso il quale ha qualificato Almirante massacratore e torturatore di italiani, Histonium, Vasto 1975.
  • Vincenzo Barca (a cura di), Giorgio Almirante e il Trentino-Alto Adige, Il grifone, Trento 1998.
  • Felice Borsato, Almirante è ancora attuale?, Nuove Idee, Roma 2004.
  • Franco Franchi, Giorgio Almirante. Un protagonista contro corrente, Koinè nuove edizioni, Roma 2004.
  • Domenico Calabrò (a cura di), Giorgio, la mia fiamma. Assunta Almirante racconta, Koinè nuove edizioni, Roma 2005.
  • Felice Borsato, Giorgio Almirante. La Destra parlava così, Nuove Idee, Roma, 2008.
  • Franco Servello, Almirante. Con un saggio di Gennaro Malgieri su Pino Romualdi, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2008.
  • Vincenzo La Russa, Giorgio Almirante. Da Mussolini a Fini, Mursia, Milano, 2009

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Collegamenti esterniEdit


Predecessore Segretario del Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale Successore
Giacinto Trevisonno giugno 1947 - gennaio 1950 Augusto De Marsanich I
Arturo Michelini 29 giugno 1969 - 1987 Gianfranco Fini II

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