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Lega Nord per l'Indipendenza della Padania
Lega-nord
Segretario Roberto Maroni
Presidente Umberto Bossi
Vicesegretario Federico Caner
Giacomo Stucchi
Elena Maccanti
Stato [[File:Template:Naz/ITA|Bandiera Template:Naz/ITATemplate:Naz/ITA|border|20px]] [[Template:Naz/ITA|Template:Naz/ITA]]
Fondazione 4 dicembre 1989
Sede Via Carlo Bellerio, 41
20161 Milano
Ideologia Federalismo,
Autonomismo,
Regionalismo,
Settentrionalismo,
Indipendentismo,
Etnonazionalismo[1][2][3][4][5]
Collocazione Posizionamento politico
Coalizione Polo (1994)
CdL (2000-2008)
PdL-LN-MpA (2008-2011)
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Testata La Padania
Organizzazione giovanile Movimento Giovani Padani
Iscritti 150.000[8] (2008)
Colori verde
Sito web leganord.org
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La Lega Nord per l'Indipendenza della Padania (l'attuale denominazione è stata adottata nel 1997;[9] la denominazione dal 1995 al 1997 fu invece Lega Nord Italia Federale[10]), meglio nota come Lega Nord o più semplicemente come Lega, è un partito politico nato dall'unione di sei movimenti autonomisti regionali del nord Italia: Lega Lombarda, Liga Veneta, Piemònt Autonomista, Union Ligure, Lega Emiliano-Romagnola e Alleanza Toscana. In seguito la Lega creò sezioni regionali nelle province autonome di Trento e Bolzano, in Friuli-Venezia Giulia, Valle d'Aosta, Umbria e Marche.

Il partito, spesso citato come il Carroccio nel linguaggio giornalistico, è attivo soprattutto nell'Italia settentrionale, ma è presente anche in alcune regioni del Centro e in Sardegna[11]. Fondatore del partito, e per oltre 20 anni Segretario Federale, è stato Umberto Bossi, dal 5 aprile 2012 Presidente Federale del movimento. L'attuale leader, nonché Segretario, eletto il 1° luglio 2012, è Roberto Maroni.

Originariamente sostenitrice del federalismo, dal 1996 la Lega Nord ha proposto la secessione delle regioni settentrionali indicate da loro con il termine Padania. In seguito la Lega ripropone il progetto di uno Stato federale, da realizzarsi attraverso il federalismo fiscale e la devoluzione alle regioni di alcune funzioni esercitate dallo Stato. Propone altresì di aumentare il peso politico delle regioni del Nord Italia, ritenuto non adeguato al peso demografico ed economico delle stesse, nonché di promuovere e valorizzare le culture e le lingue regionali.

La Lega Nord si batte inoltre per l'attuazione di norme più severe, rispetto a quelle vigenti, al fine di contrastare l'integralismo islamico; è contraria all'ingresso della Turchia nell'Unione europea ed è considerata tra i movimenti euroscettici[12]. Enfatizza anche la lotta all'immigrazione clandestina e inoltre si schiera da sempre per la tutela della famiglia costituita solo da uomo e donna.[13]

Storia Edit

Da alleanza a confederazione (1989-1990) Edit

File:Umberto Bossi.JPG

Il 4 dicembre 1989 nasce ufficialmente il Movimento Lega Nord: a Bergamo venne sottoscritto davanti ad un notaio l'atto costitutivo e il testo dello statuto. Il nuovo soggetto politico confederale riunisce, come era già avvenuto nel giugno precedente alle elezioni europee col cartello elettorale di Lega Lombarda - Alleanza Nord, in modo definitivo le seguenti forze politiche:

Fra l'8 e il 10 dicembre il I Congresso della Lega Lombarda approva la confluenza nella Lega Nord. Alla platea di 500 persone, Bossi spiega che la loro via «non poteva che essere quella dell'etnofederalismo, cioè quella unione di più movimenti etnonazionalisti in un unico strumento capace di vincere» e che «l'etnonazionalismo deve costituire un attacco al centralismo dello Stato». Segretario del movimento è Bossi, mentre il Presidente è Marilena Marin della Liga Veneta. Nelle istituzioni si parte con un senatore e un deputato, due europarlamentari, 60 consiglieri comunali, due provinciali[14].

Successivamente gli altri partiti cominciarono a prendere sul serio la Lega come avversario politico a tutti gli effetti. Indicativo sarà il raduno socialista a Pontida del 3 marzo 1990. Qui, dove la Lega ha già il 16% dei voti, il segretario Bettino Craxi lancia la proposta di modificare la Costituzione per passare a una Repubblica presidenzialista e federalista. I leghisti contestarono vivacemente[15] e risponderanno con un proprio raduno a Pontida il 25 marzo dello stesso anno: il primo di una lunga serie di raduni (solo nel 2004, perché Bossi era gravemente malato, e nel 2006 non presero luogo)[16][17].

Il 1º maggio a Milano giunse il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il quale, alludendo alle leghe, avverte che «se poi vi fosse qualche farneticamento che, al di là del sentimento confuso, del risentimento oscuro, della forzatura folkloristica, al di qua del calendario della storia e della cultura, e al di là di quello del possibile futuro, pensasse a più avventurosi tentativi di divisione, sarà bene ricordare che dovere fondamentale del presidente della Repubblica, che anche per giuramento si è impegnato davanti al Parlamento e alla sua coscienza, è quello di tutelare l'integrità territoriale, l'indipendenza e la sovranità dello Stato e di difendere, nelle istituzioni e nella società, l'unità nazionale. Un avvertimento preciso: per l'adempimento di questo dovere tutti i legittimi poteri dello Stato sono esercitabili con il suo concorso: e lo sarebbero»[18]. Per Bossi «in tutto questo comunque c'è il riflesso della paura che si ha di noi, delle nostre liste. (...) Noi non vogliamo separarci dall'Italia ma vogliamo che cambi la Costituzione, che diventi quella di uno Stato federale»[19].

Le elezioni amministrative del 6 maggio 1990 confermano la tendenza in crescita della Lega che raccolse circa il 4% dei voti su base nazionale, ma nella sola Lombardia è il secondo partito con il 18,9% dei voti validi, davanti al Partito Comunista Italiano (18,8%) e dietro alla Democrazia Cristiana (28,6%). Vennero così eletti oltre 700 consiglieri e persino il sindaco di Cene, ma presenti nelle giunte di solo tre comuni con Pianello del Lario retto da un'intesa DC-Lega[20]. Questo perché, come dirà Bossi, la Lega è «un partito di governo transitoriamente all'opposizione»[21]. Tutti gli eletti si ritroveranno il successivo 20 maggio a Pontida per giurare fedeltà alla causa autonomista e al partito davanti a ottomila persone sotto la pioggia[22][23]. Craxi, replicando alle «smargiassate» di Bossi contro di lui e il Presidente della Repubblica, commentò: «Credono di dover liberare la Lombardia? Io dico che, se non ritorneranno su un programma democraticamente ragionevole, faremo di tutto perché la Lombardia si liberi di loro»[24].

Dopo le amministrative del 1990, si impone «l'allarme per il voto di protesta» leghista che «ha colpito al cuore il mondo politico»[25]. Anche L'Osservatore Romano mostra preoccupazione[26]. Una protesta che pare a molti qualunquista, ma Bossi si difende spiegando che invece «non è affatto qualunquista la protesta. Se no, si sarebbe rivolta al Msi che è il cane da guardia del sistema. La gente si è svegliata e ha visto nella Lega uno strumento di liberazione. Questo è avvenuto soprattutto al Nord, nelle aree di civiltà industriale dove è più critico il rapporto cittadini-istituzioni»[27].

Come osserverà il socialista Valdo Spini, «vi è chi non vuole rendersene conto, ma le elezioni del sei maggio del 1990 hanno veramente segnato una svolta storica nel nostro sistema politico istituzionale. Quando in una regione importante come la Lombardia, superando la tradizionale vischiosità degli spostamenti elettorali, una lista anti-partiti come la Lega Lombarda, arriva quasi d'improvviso al 20%, avviene qualcosa di nuovo nella nostra vita politica. È un segnale di distacco preoccupante tra cittadini e istituzioni. Quando il PCI perde il 6% dei voti, ma l'ex elettore comunista può restarsene a casa, votare per i verdi delle varie articolazioni, o per i cacciatori, o, perfino, per le Leghe, e solo in parte prende la strada del voto per l'altro partito della sinistra, il PSI, avviene un altro fatto da non sottovalutare. È la crisi delle ideologie, come è stato altre volte detto, e più in particolare la crisi, all'interno dell'elettorato comunista, della tradizionale disciplina. Ma cade anche la diga dell'anticomunismo nell'elettorato democristiano del Nord, che non ha inibizioni a lasciare lo scudo crociato per le Leghe. Si allentano i vincoli della disciplina di partito»[28]. Mentre Giorgio Ruffolo nota che «è amaro constatarlo: ma la Lega Lombarda, con campagne prive di faccioni e di strumenti clientelari, ha saputo parlare direttamente alla gente, molto più dei partiti tradizionali»[29]. Persino Achille Occhetto, segretario generale del PCI, ammetterà davanti ai bresciani che «le proteste della Lega contro lo Stato corrotto sono accettabili... Occorrono dunque nuovi poteri alle autonomie locali, più forza alle regioni, più controllo sulla spesa pubblica»[30].

Il 26 maggio l'Azione Cattolica non nasconde la sua ostilità verso il fenomeno leghista[31]. Contro la Lega anche il Partito Sardo d'Azione che vota contro all'ingresso del partito di Bossi nell'Alleanza Libera Europea, l'eurogruppo degli autonomisti, perché «il potenziale politico della Lega può essere un grande patrimonio della democrazia italiana, europea, e quindi mondiale, purché superi la fase xenofoba e ponga problemi di uno sviluppo generalizzato, diffuso e affidato ai poteri della base»[32].

L'ideologo leghista Gianfranco Miglio affermerà quattro anni dopo di aver ricevuto quello stesso giorno una telefonata da Cossiga che intimava al professore amico: «Dì ai tuoi amici leghisti che sono indignato con loro: devono piantarla. Non mi mancano i mezzi per persuaderli. Rovinerò Bossi facendogli trovare la sua automobile imbottita di droga; lo incastrerò. E quanto ai cittadini che votano per la Lega, li farò pentire: nelle loro località che più simpatizzano per il vostro movimento autonomo aumenteranno gli agenti della Guardia di Finanza e della polizia; anzi li aumenteremo in proporzione al voto registrato. I negozianti e i piccoli e grossi imprenditori che vi aiutano saranno passati al setaccio: manderemo a controllare i loro registri fiscali, e le loro partite IVA; non li lasceremo in pace»[33]. Cossiga non ha mai smentito[34].

Il 31 maggio la Lega crea il Sindacato Autonomista Lombardo con l'obiettivo di «rompere le gabbie salariali egualitarie, difendere i lavoratori indigeni dall'assalto degli immigrati, combattere i monopoli privilegiando piccoli imprenditori e artigiani» per un «liberismo federalista». A guidare la SAL viene posto Antonio Magri, già sindacalista socialista della UIL[35]. Ai referendum del 3 giugno su caccia e pesticidi, la Lega dà agli elettori indicazione di astenersi «per contrastare l'intenzione del governo romano di avallare la propria logica di potere centralista, negatrice della norma costituzionale dell'articolo 17 che stabilisce competenze legislative alle regioni in materia di caccia»[36].

In agosto viene annunciata l'iniziativa di raccogliere le firme per un referendum che abroghi parzialmente la recente legge Martelli che regola l'immigrazione. Per Bossi dietro quella legge «c'era un progettino finalizzato alla creazione di uno Stato multirazziale, uno Stato che crei insicurezza nella gente favorendo così la richiesta di un governo forte e rafforzando il potere centralista dei partiti»[37][38]. Per il Forum delle Comunità Straniere in Italia «con questa campagna referendaria la Lega Lombarda tenta di dare legittimazione costituzionale al razzismo più triviale»[39].

Il 3 settembre si costituisce la Lega Venezia Giulia ed aderisce alla Lega Nord[40].

A settembre hanno luogo alcune feste di partito, come il Bèrghemfest di Alzano Lombardo (1-9 settembre). È l'occasione per lanciare la proposta di fare dell'Italia una repubblica confederale di tre repubbliche federali: Nord, Centro e Sud[41]. Per il vicesegretario del PSDI Maurizio Pagani la proposta di Bossi può essere il pretesto per aprire un dibattito politico sul federalismo, ma Craxi ironizza: «Perché dividere l'Italia in tre e non in quattro? Se si affermasse un'idea separatista dovrebbero essere almeno cinque, per non fare torto alla Sicilia e alla Sardegna»[42]. Arrivano anche i primi attacchi alla bandiera tricolore italiana, che Franco Castellazzi, presidente della Lega Lombarda, definisce massonica per via del colore verde[43]. Fuori dalla Lega, avrà tutti contro[44]. Lo stesso Bossi sminuirà parlando di «battuta infelice»[45].

Il 27 settembre viene depositata in Cassazione dalla Lega una proposta di legge di iniziativa popolare sull'immigrazione che ha Bossi come primo firmatario[46]. Il 16 ottobre viene acquistata Radio Varese, emittente fondata nel 1976 tra gli altri da Roberto Maroni per l'estrema sinistra varesotta[47]. Dal 20 diventerà Radio Varese-Lega Lombarda, primo embrione di quella che dal 17 maggio 1997 sarà Radio Padania Libera[48].

Il 26 ottobre il presidente Cossiga, in visita ufficiale in Gran Bretagna, dichiara che «separare» l'Italia «mi sembra una cosa criminale, una cosa sciocca, vergognosa»[49]. Per queste parole, il 30, durante una riunione del consiglio regionale lombardo, Castellazzi rivolgerà «un invito alla classe dei medici curanti perché lo assistano meglio. Non è un problema politico, ma un problema medico, di sclerosi» perché «Cossiga ha criminalizzato un milione e settecentomila persone che hanno votato per noi: questo è straparlare». Ne seguirà un vespaio di polemiche[50]. Il 24 novembre intervistato dal GR1, Cossiga preciserà che non voleva «censurare o valutare le intenzioni di nessuno. Ho detto che sarebbe criminoso separare Roma da Milano, dopo tutti gli sforzi che si sono fatti per unirle»[51].

Nelle elezioni amministrative di quattro piccoli comuni lombardi del 12 novembre, la Lega si conferma in crescita[52]. Il 18 novembre a Varese si tiene l'Assemblea nazionale della Lega Lombarda che dà il via libera alla fusione della Lega Nord[53]. Il 1º dicembre da una nuova scissione nasce l'Unione Federalista che unisce l'Alleanza Lombarda di Pierangelo Brivio, l'Union Piemonteisa di Roberto Gremmo, la Lega Padana di Umberto Mori e altri espulsi vari dal Carroccio[54]. L'8 dicembre, polemizzando coi leghisti, Craxi rilancia il disegno del PSI per una «grande riforma che attui un nuovo disegno di decentramento e consolidamento delle autonomie regionali. (...) Cosa ben diversa dalla improvvisazione delle tre repubblichette di cui si è sentito parlare. Se per avventura domani dovesse essere attuato, sarebbe un disegno che aprirebbe la strada al disfacimento dell'unità nazionale e all'indebolimento dell'indipendenza stessa del Paese»[55].

Il giorno dopo, da Cene, Bossi attacca la DC: «Stia attento il partito democratico cristiano, se ci fa arrabbiare c'è il rischio che per la prima volta si ritrovi all'opposizione»[56]. Tre giorni dopo ancora, Bossi preciserà che ciò potrebbe divenire possibile con un'alleanza a sinistra guidata da Craxi[57]. Davanti a una simile proposta Craxi, Di Donato, Pillitteri e i socialisti milanesi restano vaghi, mentre Claudio Martelli si dice disponibile[58]. Successivamente Bossi entrerà in contraddizione formulando altre ipotesi di alleanze anche con la DC, ma in definitiva chiederà solo che Craxi faccia «quello che deve fare, cioè le elezioni anticipate, spaccare con la DC, e mangiarsi i voti del PCI»[59].

Il 17 dicembre la CEI diretta dal cardinale Ugo Poletti e dal vescovo Camillo Ruini presenta il documento Evangelizzazione e testimonianza della carità dove è scritto che «Nella prospettiva del bene comune del paese, della nuova Europa da costruire insieme e del servizio allo sviluppo integrale dell’umanità, non si giustificano le varie forme di chiusure particolaristiche che insidiano il tessuto sociale, politico e culturale della nazione: siano esse di stampo corporativo, a livello professionale ed economico, o invece facciano leva su caratteristiche anche positive della propria gente e della propria terra, finendo però col trasformarle in motivi di divisione e di discordia. Senza misconoscere le obiettive situazioni di malessere che tali tendenze denunciano, e a cui occorre far fronte, l’impegno della comunità ecclesiale non può non camminare nella direzione del rafforzamento di una solidale e unitaria coscienza comune, all’interno della quale le diversità siano stimolo di crescita e non motivo di divisione»[60]. Verrà letto come un chiaro attacco alla Lega[61] e Bossi replicherà: «Oggi questo cattolico è costretto a chiedersi se polemizzare democraticamente con la DC significhi frantumare l'unità religiosa degli italiani. Più ancora questo cattolico è costretto a ribellarsi quando legge che, poste in pratica sullo stesso piano, sono da condannare la mafia e le leghe»[62].

La fusione definitiva e i primi successi elettorali (1991-1993)Edit

thumb|Striscione di sfondo al congresso federale della Lega Nord nel 1991 Nei giorni 8-9-10 febbraio 1991 l'atto costitutivo e lo statuto vengono approvati all'unanimità dal primo Congresso Federale della Lega Nord, svoltosi a Pieve Emanuele (MI). Secondo lo statuto approvato, nel Movimento Lega Nord vengono a confluire i movimenti denominati Liga Veneta, Lega Lombarda, Piemònt Autonomista, Union Ligure, Alleanza Toscana - Lega Toscana - Movimento per la Toscana, Lega Emiliano-Romagnola.


Il movimento si conferma negli anni successivi come una delle forze politiche più significative del Nord Italia, portando i suoi candidati alla vittoria in diverse amministrazioni locali.

Nell'ottobre 1991 tuttavia avviene una prima scissione: Franco Castellazzi, che fino ad allora era stato il numero due del partito, esce dal movimento insieme ad altri cinque consiglieri regionali lombardi, dopo essere stato attaccato duramente da Bossi. I fuoriusciti fonderanno la Lega Nuova, ma con poco successo, tanto che l'esperienza politica del nuovo partito durerà meno di un anno[63].

Alle elezioni politiche del 1992, celebrate nel mezzo dello scandalo di Tangentopoli, la Lega Nord, con l'8,6% alla Camera e l'8,2% al Senato dei voti a livello nazionale, ottiene 80 parlamentari, di cui 25 senatori e 55 deputati. Bossi e i suoi parlamentari festeggeranno un mese dopo per tre giorni il successo elettorale a Pontida[64].

Eletto come indipendente nella lista al Senato della Lega anche Gianfranco Miglio, emerito professore dell'Università Cattolica di Milano e insigne studioso dei sistemi politici, convinto federalista e detto il Profesùr, che elaborò un progetto di riforma federale fondato sul ruolo costituzionale assegnato all'autorità federale ed a quella delle macroregioni o cantoni (del Nord o Padania, del Centro o Etruria, del Sud o Mediterranea, oltre alle cinque regioni a statuto speciale); la costituzione migliana prevedeva l'elezione di un governo direttoriale composto dai governatori delle tre macroregioni, da un rappresentante delle cinque regioni a statuto speciale e dal presidente federale, eletto da tutti i cittadini in due tornate elettorali e rappresentante l'unità del paese.

Alle elezioni amministrative del 1993 si vota al Comune di Milano. La Lega candida a sindaco Marco Formentini, da un anno deputato nazionale. Formentini vince le elezioni al secondo turno su Nando Dalla Chiesa, candidato del centro-sinistra. La conquista della poltrona a sindaco di Milano è per la Lega Nord il fiore all'occhiello di una fortunata tornata di elezioni amministrative. La Lega Nord conquista infatti molte province del Settentrione.

Elezioni politiche 1994: la prima breve stagione al governo Edit

Irene Pivetti 3

Irene Pivetti, deputato leghista dal 1992 al 2001 e Presidente della Camera dei Deputati dal 1994 al 1996.

In occasione delle elezioni politiche 1994, le prime celebrate col sistema maggioritario, quando ancora il Paese vive una situazione di transizione dal sistema della Prima Repubblica a quello del bipolarismo, la Lega si allea con Silvio Berlusconi, entrato in politica fondando il movimento di Forza Italia e organizzando in breve tempo una coalizione di centrodestra. Berlusconi guida due diversi schieramenti, visto il reciproco disconoscimento fra la Lega e il Movimento Sociale Italiano: al nord Forza Italia, CCD e Lega si presentano come Polo delle Libertà, mentre al sud c'è il Polo del Buon Governo con FI, AN e CCD ma senza la Lega.

La Lega, pur con un leggero calo percentuale, con l'8,4% dei voti alla Camera ottiene 180 parlamentari, grazie alla presenza di candidati leghisti nei collegi uninominali come rappresentanti di tutta la coalizione di centrodestra, e il partito di Bossi diviene il più grande raggruppamento parlamentare. Il Polo vince le elezioni e viene costituito il primo governo Berlusconi. I ministri leghisti che compongono il governo sono cinque: Roberto Maroni all'Interno nonché Vicepresidente del Consiglio; Giancarlo Pagliarini al Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica; Vito Gnutti all'Industria, Commercio e Artigianato; Domenico Comino al Coordinamento delle politiche dell'Unione Europea; Francesco Speroni alle Riforme istituzionali.

Dopo una serie di colloqui con gli altri partiti della coalizione, la Lega ottiene anche la carica di Presidente della Camera (inizialmente aveva chiesto la Presidenza del Senato, da affidare a Speroni, ma successivamente per quest'ultimo venne trovato un ruolo ministeriale): Bossi sceglie per questo incarico la giovane Irene Pivetti, già deputata dal 1992 al 1994, che, a soli 31 anni, diventa la più giovane Presidente della Camera della storia italiana.

Il governo è destinato a durare in carica soltanto pochi mesi, proprio a causa della sottrazione dell'appoggio da parte della Lega: in un primo momento l'Assemblea federale leghista (6 novembre 1994) presenta un progetto di Costituzione che divide l'Italia in 9 macroregioni o macroaree, riferibili agli stati preesistenti all'unità d'Italia; lo scontro scoppia alcuni giorni dopo sul tema delle pensioni: Berlusconi afferma che non si può governare con un alleato come Bossi e che non rimane altro da fare che ritornare alle urne. Sul tema i rapporti si alterano, ed anche il ministro dell'Interno Roberto Maroni, Vicepresidente del Consiglio, accusa la maggioranza per la mancanza di accordi con i sindacati.

Lo scontro diretto arriva in Aula fra il 21 e il 22 dicembre: in diretta televisiva Silvio Berlusconi, con un discorso duro nei confronti dell'alleato Bossi, dichiara che il patto sancito con lui il 27 marzo è stato tradito e chiede di ritornare immediatamente alle urne. Bossi, dal canto suo, ricambia le accuse, affermando che l'accordo sul federalismo è stato ampiamente disatteso dal governo. Così si apre la crisi: Berlusconi rassegna le proprie dimissioni e invita i suoi militanti a manifestare in piazza contro il tradimento.

Il 23 dicembre si incontrano, nella casa romana di Bossi, il leader leghista con Massimo D'Alema e Rocco Buttiglione, rispettivamente segretari del PDS e del PPI. I tre leader decidono di stringere un'alleanza parlamentare che porterà all'appoggio esterno al successivo governo tecnico guidato da Lamberto Dini. È il cosiddetto patto delle sardine, chiamato così perché alla richiesta di Bossi se i due ospiti avessero fame, il Senatùr offrì quello che aveva nel frigorifero in quel momento, ovvero sardine in scatola, lattine di birra, di Coca-Cola e pancarré[65] (anche se D'Alema preciserà anni dopo che allora «preferii digiunare. Quel frugale pasto fu consumato da Bossi e Buttiglione»)[66].

La scelta di lasciare Berlusconi provocò tuttavia una scissione all'interno del partito: una trentina di parlamentari, tra i quali Luigi Negri, Enrico Hüllweck e Giorgio Vido, lasciarono la Lega e formarono il partito Lega Italiana Federalista.

Il progetto secessionista Edit

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Si arriva allo svolgimento di nuove elezioni, e stavolta la Lega non stringe alleanze. Si presenta da sola e conquista il 10,4% dei voti a livello nazionale e 87 parlamentari. Questa decisione penalizza il Polo di centrodestra e favorisce la nuova coalizione dell'Ulivo, guidata da Romano Prodi, il quale andò a formare il suo primo governo.

Al momento della ricostituzione dei gruppi parlamentari leghisti, nel maggio 1996, viene introdotto il nome Lega Nord per l'Indipendenza della Padania (dopo la bocciatura di Lega Parlamento della Padania al Senato e Lega Padania indipendente alla Camera[67]) che diventerà il nuovo nome del movimento con la modifica dello statuto approvata il 15 febbraio 1997. In quell'occasione entra nel patrimonio simbolico leghista il Sole delle Alpi in verde su bianco[68].

Forte del consenso elettorale (30% in Veneto, 25% in Lombardia), il 15 settembre la Lega Nord, radicalizzando la propria politica, annuncia di voler perseguire il progetto della secessione delle regioni dell'Italia settentrionale (indipendenza della Padania). A tal fine organizza una manifestazione lungo il fiume Po il cui culmine si tiene a Venezia, in Riva degli Schiavoni, dove Umberto Bossi, dopo aver ammainato la bandiera tricolore italiana, fa issare quella col Sole delle Alpi, e proclama unilateralmente l'indipendenza della Padania. A seguito di questa svolta secessionista, alcuni importanti esponenti del Carroccio entreranno in rotta con Bossi: Irene Pivetti è espulsa il 12 settembre 1996 e fonderà Italia Federale, Vito Gnutti lascia la Lega l'11 giugno 1999[69] e fonderà con altri ex leghisti Futuro Nord[70].

Nel frattempo il Parlamento, attraverso i decreti legislativi noti come legge Bassanini, attribuisce numerose funzioni amministrative agli enti locali, e in particolar modo ai comuni. La Lega mostra, fin dalla legge di delegazione (legge 15 marzo 1997 n. 59), di non accontentarsi delle riforme e decide di proseguire nella sua battaglia secessionista, creando un Governo padano.

Mentre il programma secessionista è in atto, il Parlamento (a maggioranza centro-sinistra) approva una riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione, che modifica profondamente il regionalismo italiano. La riforma si fonda sui principi di sussidiarietà - art. 118 - e di leale collaborazione - art. 120 -, indicando espressamente le materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato e concorrente tra Stato e Regioni, e riservando alla competenza legislativa esclusiva delle Regioni tutte le altre materie.

A partire dall'autunno 1998 si staccano dalla Lega diversi dirigenti e militanti che fondano movimenti regionali autonomi: in Veneto movimenti come la Liga Veneta Repubblica, che nelle tornate elettorali ha raccolto un consenso tra l'1,3% (2005) e il 2,3% (2000) a livello regionale con un piccolo exploit nelle elezioni per il Senato nel 2001 dove ha raggiunto il 5%, sfiorando l'elezione di un senatore, nel 2000 diversi gruppi regionali staccatisi dalla Lega fondano Autonomisti per l'Europa, nel 2001 nasce in Liguria il Movimento Indipendentista Ligure e nel 2006 in Lombardia Max Ferrari, ex direttore di TelePadania, dopo essere stato espulso dalla Lega fonda il movimento autonomista Fronte Indipendentista Lombardia raccogliendo però pochi consensi.

Il ritorno col centrodestra: nasce la CdL e vince le Politiche 2001Edit

Alle elezioni europee del 1999 il partito raccoglie il 4,5% dei consensi, meno della metà rispetto alle politiche del 1996, ed elegge quattro europarlamentari, di cui uno, Marco Formentini, fautore di un'alleanza con il centrosinistra, avrebbe presto lasciato il partito per aderire a I Democratici. Quell'anno la Lega organizza una manifestazione a Roma. Il 5 dicembre convergono nella capitale decine di migliaia di militanti, che sfilano nelle strade del centro per gridare la loro opposizione alle politiche dello Stato centrale.

Tra il 1999 e il 2000 la Lega si avvicina nuovamente alla coalizione di centrodestra, rinsaldando i rapporti con Silvio Berlusconi e il suo partito, Forza Italia. La nuova alleanza tra Lega, Forza Italia, AN e centristi, che viene chiamata Casa delle Libertà, muove i primi passi già alle elezioni regionali del 2000, quando la Lega, alleata della CdL, conquista posizioni di rilievo nelle giunte regionali e locali; il successo della CdL provocherà le dimissioni del Governo D'Alema II.

La CdL è riproposta per le elezioni politiche del 2001 come alleanza tra Lega Nord, Forza Italia, Alleanza Nazionale, Centro Cristiano Democratico, Cristiani Democratici Uniti, Nuovo PSI e Partito Repubblicano Italiano, vince: Silvio Berlusconi torna Presidente del Consiglio e la Lega torna al governo. I risultati elettorali vedono la Lega in forte calo rispetto al passato: 3,9% dei consensi nella quota proporzionale (dunque di poco sotto la soglia di sbarramento) e solo 47 parlamentari eletti nel maggioritario. Ma l'alleanza con il centrodestra risulta vincente.

La Lega Nord entra nel Governo Berlusconi II con Umberto Bossi che viene nominato Ministro delle Riforme istituzionali e devoluzione, Roberto Castelli Ministro della Giustizia e Roberto Maroni Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; e negli uffici di presidenza delle assemblee legislative con Roberto Calderoli, che viene eletto vicepresidente del Senato.

La nuova azione di governo Edit

Nel governo la Lega spinge per la realizzazione delle riforme costituzionali, in particolare di quella federalista chiamata "devolution" che valorizza il ruolo delle autonomie regionali, attraverso l’attribuzione di competenze esclusive attinenti alla sanità, alla scuola e alla sicurezza pubblica. La mattina dell'11 marzo 2004 Umberto Bossi è ricoverato in ospedale in gravi condizioni, colpito da un ictus cerebrale; la riabilitazione lo costringe a una lunga degenza ospedaliera in Svizzera e a una faticosa convalescenza, poi conseguentemente a una lunga interruzione dell'attività politica. Nel frattempo al suo posto a capo del dicastero delle riforme istituzionali viene nominato il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli.

Nonostante le condizioni di salute (la malattia gli ha lasciato un braccio indebolito, difficoltà a camminare e parlare da cui si è successivamente ripreso, anche se non completamente) Bossi si candida come capolista al Parlamento europeo alle elezioni di giugno, risultando eletto nelle due circoscrizioni del nord, con circa 285.000 voti. Per il seggio di Strasburgo lascia quindi la carica di deputato italiano. Bossi riapparirà solo il 19 settembre nella sua casa a Gemonio[71] e tornerà in pubblico gradualmente prima partecipando il 28 febbraio 2005 nella sede della Lega in via Bellerio a Milano all'inaugurazione dell'asilo nido interno.[72]

Il 6 marzo Bossi effettua la sua prima uscita pubblica dopo l'ictus nella casa-museo di Carlo Cattaneo a Castagnola[73]. Alla manifestazione di Castagnola prende parte anche il ministro dell'Economia Giulio Tremonti (uomo chiave del cosiddetto «asse del Nord» tra Bossi e Berlusconi),[74][75] il ministro Roberto Calderoli, il Ministro della Giustizia Roberto Castelli, il Ministro del Lavoro e politiche sociali Roberto Maroni e una delegazione della Lega dei Ticinesi, movimento politico localista a ispirazione cantonale elvetico guidato dall'imprenditore luganese Giuliano Bignasca[76].

Il 19 giugno 2005 Bossi torna a partecipare ai tradizionali raduni di Pontida[77][78], ma solo dal 15 novembre ritornerà a far politica a Roma ripresentandosi al Senato[79][80]. Nelle elezioni europee del 2004 e nelle elezioni regionali del 2005, la Lega Nord recupera parte dei consensi persi in precedenza, ricevendo rispettivamente il 5,1% e il 5,6% dei suffragi a livello nazionale.

Politiche 2006: alleanza con MPA e all'opposizione di Prodi Edit

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In vista delle elezioni politiche del 2006, la Lega conferma l'adesione alla Casa delle Libertà, che candida nuovamente Berlusconi a premier, e, per la prima volta, apre anche alle energie provenienti dal Sud Italia, stipulando un accordo, detto Patto per le Autonomie, col meridionalista Movimento per l'Autonomia, guidato da Raffaele Lombardo, eurodeputato eletto nelle file dell'UDC e proveniente dalla corrente DC di Calogero Mannino. L'MpA è un movimento composto da esponenti politici provenienti in maggior parte dalla Democrazia Cristiana, ha il suo radicamento in Sicilia e sostiene politiche in favore del Mezzogiorno, come la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina. Condivide con la Lega il fattore dell'autonomismo regionale, ma si oppone a un federalismo fiscale che poggi totalmente sulle spalle delle Regioni. L'obiettivo dei due partiti alleati, secondo Raffaele Lombardo, è quello di «porre fine alla conflittualità tra autonomia e federalismo» e «trasformare i conflitti in sinergie e collaborazione tra Nord e Sud del Paese»[81]. Anche Partito Sardo d'Azione presenterà suoi candidati nella lista Lega-MpA per l'elezione dalla Camera.

Alle elezioni la Casa delle Libertà perde, si forma il Governo Prodi II e la Lega si mette all'opposizione di Prodi. Dopo le elezioni, il gruppo leghista alla Camera è formato da ventitré deputati e il capogruppo è l'ex ministro Roberto Maroni, mentre al Senato a capo dei tredici senatori c'è l'ex Guardasigilli Roberto Castelli.

Il Referendum costituzionale del 2006 Edit

Fra 18 ottobre 2004 e il 16 novembre 2005 il Parlamento dà i quattro sì necessari per modificare la Costituzione e introdurre la devolution, cioè la devoluzione alle regioni della potestà legislativa esclusiva in materia di organizzazione scolastica, polizia amministrativa regionale e locale, assistenza e organizzazione sanitaria[82], riforma fortemente voluta dalla Lega. Tuttavia l'approvazione è avvenuta a maggioranza semplice e questo obbliga la maggioranza a indire un referendum confermativo.

Il secondo referendum costituzionale, dopo quello del 2001 sulla riforma del Titolo V, si tiene così il 25 e 26 giugno 2006 e a questo partecipa il 52,3% degli aventi diritto[83]. La maggioranza dei voti risulta di parere contrario alla riforma costituzionale. In sole due regioni, Lombardia e Veneto, i sì prevalgono sui no[84]. Il progetto federalista della Lega subisce così una battuta d'arresto. Bossi ammetterà di essere «un po' deluso da questa Italia che fa un po' tristezza»[85][86].

Politiche 2008: il ritorno al governo Edit

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Alle elezioni politiche del 2008 la Lega partecipa in coalizione con Il Popolo della Libertà e il Movimento per l'Autonomia, candidando ancora una volta Berlusconi a Presidente del Consiglio. Il partito di Bossi ha presentato le proprie liste e il proprio simbolo tuttavia esclusivamente nelle regioni del Centro-Nord: Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana, Marche e Umbria.

Al voto, la Lega ha ottenuto un risultato di rilievo, partecipando in maniera decisiva alla vittoria del centro-destra e ottenendo l'8,30% alla Camera[87] e l'8,06% al Senato[88], in netto rialzo rispetto alle precedenti votazioni.

Nel Governo Berlusconi IV sono ministri: Umberto Bossi alle Riforme per il Federalismo, Roberto Calderoli alla Semplificazione Normativa, Roberto Maroni all'Interno e Luca Zaia all'Agricoltura; sono sottosegretari: Maurizio Balocchi alla Semplificazione Normativa, Michelino Davico all'Interno, Roberto Castelli alle Infrastrutture e Trasporti e Francesca Martini alla Salute. Rosy Mauro è vicepresidente del Senato.

Elezioni europee del 2009 Edit

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Alle elezioni europee del 2009 la Lega Nord ottiene il 10,21%.[89] Elegge per la prima volta un parlamentare europeo nella circoscrizione Centro, l'allora segretario della Lega Nord Toscana Claudio Morganti.[90] In Veneto ottiene il 28,38%[91] e risulta il partito più votato nelle province di Belluno, Treviso, Verona e Vicenza.

Subito dopo le elezioni la Lega Nord, con l'UKIP, è tra i fondatori del Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia (ELD), creatosi il 1º luglio 2009 dopo lo scioglimento dell'Unione per l'Europa delle Nazioni.[92]

Regionali 2010: la Lega governa Piemonte e Veneto Edit

Nelle elezioni regionali 2010 la Lega Nord si è presentata, sempre alleata del PdL, in 8 delle 13 regioni che andavano al voto (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria). In due di queste, Piemonte e Veneto, ha presentato i propri esponenti Roberto Cota e Luca Zaia quali candidati presidenti dei due partiti e risultano entrambi eletti.

Complessivamente la Lega ha ottenuto il 12,28% del totale dei voti validi delle 13 regioni (19,77% nelle otto in cui era presente), con una punta del 35,15% in Veneto, dove è risultata essere il primo partito a livello regionale. Rispetto alle precedenti elezioni regionali del 2005, il partito ha raddoppiato i propri consensi[93] ottenendo «un avanzamento generalizzato in tutte le regioni del Nord e anche in quelle “rosse”»[93]. In termini di voti assoluti il partito ha comunque perso 117 mila voti rispetto al 2008 (–4,1%) e 195 mila voti rispetto al 2009 (–6,6%), ma è una perdita «molto contenuta rispetto all’andamento della partecipazione e quindi equivale a una crescita dei consensi»[94].

Secondo studi condotti in nove città del Nord, rispetto alle precedenti elezioni europee si è registrato un consistente flusso di voti dal PdL alla Lega Nord[95].

Il 30 e 31 maggio successivi la Lega Nord ha partecipato al rinnovo delle otto provincie sarde, presentando proprie liste a Cagliari, Ogliastra, Olbia-Tempio e Sassari. Qui, dove la Lega non è ancora radicata, il partito ha ottenuto 4.179 voti, pari allo 0,58% su scala regionale (0,93% relativamente alle quattro provincie citate).

Caduta del Berlusconi IV e passaggio all'opposizione Edit

Tra il 2010 ed l 2011, periodo politicamente turbolento per la maggioranza di centrodestra a causa della scissione di Futuro e Libertà e dell'insuccesso delle amministrative 2011, la Lega garantisce il proprio appoggio al Governo Berlusconi IV.

Alle elezioni amministrative del 2011 infatti la Lega decide di allearsi con PdL solo nelle grandi città, mentre nelle piccole si presenta da sola[96], ma i risultati sia per la Lega che per l'alleanza di centrodestra sono scarsi e viene persa anche la città di Milano.

Successivamente alle dimissioni di Silvio Berlusconi dell'autunno 2011, la Lega è contraria a qualsiasi governo tecnico, chiedendo il ritorno alle urne. Alla nascita del Governo Monti la Lega, contrariamente agli ex alleati del Popolo della Libertà, si colloca fin dal primo istante all'opposizione di tale governo: infatti la Lega è stata l'unico partito del Parlamento a votare contro la fiducia d'insediamento del tecnico Mario Monti.

Intanto nel partito i rapporti tra Bossiani e Maroniani diventano sempre più tesi: dopo gli scontri interni al gruppo della camera sulla richiesta di arresto per Cosentino, ma smentite dal capogruppo bossiano Reguzzoni[97], il partito vieta a Maroni di parlare ai comizi[98]. Maroni però non ha intenzione di rispettare il divieto e la base leghista è rivolta, tant'è che Maroni viene invitato da molte sezioni, e Bossi è costretto a ritirare il divieto[99].

Il caso Belsito e le dimissioni di Bossi Edit

Template:Vedi anche Il 5 aprile 2012 Bossi si è dimesso da Segretario Federale del partito a seguito dell'inchiesta giudiziaria che ha coinvolto il tesoriere del partito Francesco Belsito, anche lui dimissionario, e la famiglia dello stesso Bossi, dal momento che parte del denaro della Lega Nord, ottenuto come finanziamento pubblico, sarebbe stato utilizzato dalla famiglia Bossi per scopi privati[100][101]. Tale vicenda coinvolge altri esponenti di spicco della Lega come Rosi Mauro, Roberto Calderoli e Francesco Speroni[102]. La vicenda ha portato, inoltre, il figlio di Bossi, Renzo Bossi, a dimettersi dal Consiglio regionale della Lombardia[103].

Contestualmente alle dimissioni da Segretario, il Consiglio Federale del partito nomina Bossi Presidente Federale, al vertice del partito nomina un triumvirato composto da Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago, che guiderà il partito fino al congresso, e Stefano Stefani nuovo tesoriere[104].

File:Roberto Maroni-Festival dell'Economia 1.jpg

A seguito del coinvolgimento anche di Rosy Mauro nel presunto scandalo, il partito le intima di dimettersi dalla carica di vicepresidente del Senato. A seguito del suo rifiuto, la Mauro viene espulsa dal partito[105].

Nel maggio 2012 Bossi viene iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Milano con l'accusa di truffa ai danni dello Stato, insieme con i figli Renzo e Riccardo, al senatore Piergiorgio Stiffoni ed a Paolo Scala[106][107][108].

Alle elezioni amministrative del 2012 la Lega Nord partecipa alle competizioni elettorali generalmente da sola, rinunciando ad un'alleanza col Popolo della Libertà, e vede il proprio esponente Flavio Tosi riconfermato alla guida di Verona, ma altrove, invece, come a Como e a Monza, i candidati leghisti non riescono a raggiungere il secondo turno[109][110][111] e, complessivamente, la Lega assiste ad un calo generalizzato del consenso.

I congressi nazionali e Maroni segretarioEdit

Prima del V congresso vengono celebrati i congressi nazionali (regionali): in Veneto il maroniano Flavio Tosi batte Massimo Bitonci e diventa segretario della Liga Veneta[112]; in Lombardia il maroniano Matteo Salvini batte il bossiano Cesarino Monti[113]; in Romagna il maroniano Gianluca Pini viene confermato segretario[114].

Slogan utilizzato dal partito durante e dopo il V Congresso Federale Durante il V Congresso Federale della Lega Nord che viene celebrato il 30 giugno e il 1° luglio 2012, il primo dopo le dimissioni di Bossi, Roberto Maroni, unico candidato alla segreteria federale al congresso, viene eletto nuovo Segretario Federale della Lega Nord[115]. Maroni innova l'assetto organizzativo nominando tre vicesegretari: il trevigiano Federico Caner vicesegretario federale vicario con la delega a costruire la scuola di formazione del partito, il bergamasco Giacomo Stucchi vicesegretario responsabile dell'Ufficio politico e degli undici dipartimenti e due consulte e la piemontese Elena Maccanti vicesegretario coordinatrice degli enti locali. Roberto Calderoli è responsabile federale organizzativo del territorio[116]. Viene modificato il simbolo del partito: scompare la parola "Bossi", sostituita con "Padania"[117].

Correnti e gruppi interniEdit

La Lega Nord vuole unire tutti quei cittadini delle regioni settentrionali italiane i quali domandano l'autonomia e il federalismo, secondo un criterio di pragmatismo ideologico.

Secondo Vittorio Locatelli, la Lega Nord «esiste in funzione di quello che il segretario decide di fare. E ogni volta che Bossi detta la linea si muove come un solo uomo, ubbidendo ciecamente. Il dissenso, nel Carroccio, non è tollerato. Chi non è d'accordo o se ne va da solo o viene cacciato. Le correnti non possono esistere, le candidature le ha sempre decise Bossi, spesso anche per le liste dei piccoli Comuni»[118].

Le diverse sensibilità fra i vari esponenti del partito non sono infatti organizzate in correnti. Esistono diverse associazioni, che si definiscono partiti padani, ma non svolgono effettiva azione politica.

Nei primi anni Novanta Edit

Secondo una ricostruzione del giornalista di Repubblica Guido Passalacqua, nel 1993 nella Lega si potevano individuare tre aree[119]:

I Gruppi nel Parlamento del Nord Edit

Template:Vedi anche Il 26 ottobre 1997, la Lega Nord organizzò in migliaia di gazebo allestiti nelle piazze le cosiddette «prime elezioni del Parlamento Padano» (successivamente Parlamento del Nord). Un numero imprecisato di italiani del nord (6 milioni secondo il Partito) si recarono ai seggi e scelsero tra diversi pseudo-partiti padani[120]:

Anni 2000 Edit

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Anni 2010: Bossiani e Maroniani Edit

Nel 2011, le cronache giornalistiche riportano una divisione informale all'interno dei dirigenti del Carroccio tra i fedelissimi di Bossi e quelli di Maroni. All'inizio del 2012, la divisione è resa esplicita in occasione del voto sull'arresto del deputato Nicola Cosentino. Mentre Maroni annuncia il voto favorevole della Lega, Bossi spinge per il voto contrario. Contro Maroni viene emesso il divieto di parlare in pubblico, che viene poi ritirato a fronte della rivolta della base. Attualmente sono ravvisabili le seguenti correnti:[127][128]:

Struttura Edit

La Lega Nord è una federazione composta da quindici (circa) movimenti politici regionali[132]. Gli organi che rappresentano tutto il partito sono detti federali, mentre quelli che rappresentano le comunità regionali, sub-regionali o provinciali sono detti nazionali (nella Lega i coordinatori regionali sono detti segretari nazionali).

Secondo lo storico Giuseppe Vacca, «la Lega di Bossi» è «l'unico erede» del modello gramsciano di partito politico, inteso come elemento mediatore della democrazia, strutturato e radicato nel territorio, capace di rispondere alle richieste del popolo[133]. Roberto Maroni ha anche dichiarato che nell'organizzazione i leghisti sono «gli unici che si ispirano a chi sapeva cosa erano i partiti, cioè a Lenin. I partiti sono un’organizzazione difficile da mantenere, perché si fondano sul volontariato e migliaia di persone devono essere motivate. C’è uno che comanda e gli altri che danno esecuzione al progetto»[134].

Organi federaliEdit

Segretario federale Edit

Presidente federale Edit

TesoriereEdit

Organi nazionaliEdit

La Lega Nord è articolata nelle seguenti Sezioni nazionali, al cui vertice vi è un Segretario nazionale e un Presidente nazionale. Tredici sono ufficialmente riconosciute dallo Statuto e, come tali, sono rappresentate nel Consiglio federale del partito:[139][140]

Oltre a queste, vi sono altre due Sezioni Nazionali citate nel sito, ma che non sono ancora riconosciute dallo Statuto:[141]

Organizzazione giovanileEdit

Template:Vedi anche L'organizzazione giovane del partito è il Movimento Giovani Padani, nato nel 1991 che raccoglie i giovani dai 13 ai 35 anni. Come il partito anche il MGP si compone di un coordinamento federale e dei vari coordinamenti nazionali (regionali). Collegati al MGP sono:

  • Movimento Studentesco Padano (M.S.P.), presente nelle scuole superiori;
  • Movimento Universitario Padano (M.U.P.), presente nelle università.

Nelle istituzioniEdit

Capigruppo alla Camera Edit

Capogruppo al Senato Edit

Capo delegazione al Parlamento Europeo Edit

Posizionamento politico Edit

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Alleanze elettoraliEdit

Nella Lega Nord sono sempre esistite diversità di opinioni circa le alleanze nazionali. Nel 1994, qualche giorno prima dell'annuncio del patto Bossi-Berlusconi che portò alla formazione del Polo delle Libertà, Roberto Maroni firmò un patto, poi annullato, con il Patto per l'Italia di Mario Segni. Quando Bossi decise di togliere l'appoggio al primo Governo Berlusconi alla fine dello stesso anno, Maroni, all'epoca Ministro dell'Interno, e molti altri membri del partito presero le distanze dal segretario. Molti lasciarono il partito (40 deputati su 117 e 17 senatori su 60) e altri, fra cui Lucio Malan, passarono a Forza Italia. Maroni, dopo alcuni mesi di freddezza con Bossi, tornò a essere membro attivo della Lega.

Dopo le elezioni politiche del 1996, a cui la Lega Nord partecipò fuori dalle due principali coalizioni, i sostenitori di un'alleanza con Berlusconi (Vito Gnutti, Domenico Comino, Fabrizio Comencini e altri) e coloro che preferivano entrare nella coalizione guidata da Romano Prodi non scomparvero. Alcuni di loro (15 deputati su 59 e 9 senatori su 27) lasciarono il partito per passare al centrodestra o al centrosinistra, come fecero Marco Formentini e Irene Pivetti. Il gruppo di Gnutti e Comino uscì nel 1999, dopodiché si alleò localmente con il centrodestra, mentre Comencini aveva lasciato il partito nel 1998 per lanciare la Liga Veneta Repubblica con l'obiettivo di entrare in coalizione regionale con Forza Italia.

Il processo di riavvicinamento tra Bossi e Berlusconi si concluse nel 2000 Quell'anno la Lega, insieme agli altri partiti della Casa delle Libertà, vinse le elezioni regionali. L'anno successivo la coalizione sconfisse il centrosinistra alle elezioni politiche e ritornò al governo.

Durante gli anni di governo a Roma (2001-2006) il partito vide emergere due diverse opinioni sulle alleanze: alcuni, guidati da Roberto Calderoli e Roberto Castelli (con l'approvazione di Umberto Bossi ancora convalescente dopo l'ictus), sostenevano fortemente la partecipazione nel centrodestra, mentre altri, rappresentati da Roberto Maroni e Giancarlo Giorgetti, erano più tiepidi in proposito. Alcuni, tra questi ultimi, parlarono di una possibile adesione al centrosinistra dopo le elezioni politiche del 2006, che erano certi di perdere. Quest'idea maturò in considerazione del fatto che, senza i voti della sinistra, la vittoria del referendum costituzionale sulla riforma federale dello Stato sarebbe stata difficilissima. Il centrosinistra non cambiò la propria posizione e il referendum fu perduto, generando nella Lega ostilità verso il secondo Governo Prodi e minore volontà di allearsi con chi si era opposto alla riforma costituzionale.Template:Citazione necessaria Dopo un periodo di opposizione al governo Prodi II (2006-2008), la Lega ha mantenuto l'alleanza con il Popolo della Libertà di Berlusconi, con il quale è tornata al governo dal 2008, ottenendo importanti ministeri. Con la nascita del governo Monti, l'alleanza con il Popolo della Libertà può dirsi conclusa a livello nazionale, mentre prosegue a livello locale, almeno fino alle successive elezioni[142].

I legami tra Bossi e Berlusconi non sono del tutto chiari: esisterebbe un patto di ferro firmato presso un notaio: Gigi Moncalvo lo ha ricordato il 2 ottobre 2011 in Mezz'ora con Lucia Annunziata[143]. Secondo Rosanna Sapori, ex consigliere comunale leghista e giornalista di Radio Padania Libera, il marchio della Lega sarebbe oggi di proprietà di Silvio Berlusconi, che lo avrebbe ottenuto in cambio del salvataggio del Credieuronord, banca leghista in via di fallimento[144].

Alle elezioni amministrative del 2012 la Lega Nord rompe anche l'alleanza con il PdL in 402 comuni[145] ricevendo però risultati deludenti a favore soprattutto del Movimento 5 Stelle o del centrosinistra[109][110][111].

Posizioni sull'Unione europea e l'euroEdit

La Lega Nord è considerata un partito euroscettico[12], collocandosi nel Parlamento europeo in gruppi formati da partiti di destra.

La Lega infatti ha sempre distinto nettamente l'Europa dei popoli dall'Unione europea, definita «superstato giacobino». A parere di Bossi, l'UE è il principale nemico dell'Europa dei popoli. L'ultima mobilitazione della Lega contro l'UE avvenne nel 2005, quando la Commissione prospettò l'istituzione di una «super procura» i cui poteri scavalcavano le barriere nazionali. Non sarò certo io - affermò Bossi - a consegnare un operaio della Bovisa o un cittadino di Arcore a Forcolandia, magari a una Forcolandia ex comunista[146]. Riguardo l'euro, già nel 1996 Umberto Bossi dichiarò che l'Europa ci imbroglia, e la moneta unica sarà una scelta politica. La Lega fu l'unico partito italiano a votare contro l'adozione della moneta unica al Parlamento europeo[146].

Nel Parlamento Europeo Francesco Speroni e Luigi Moretti, eletti nel 1989 per la lista Lega Lombarda - Alleanza Nord, entrano nel Gruppo Arcobaleno. Nel 1994 la Lega ha preso parte al Gruppo del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori, venendone espulsa nel 1997. Dal 1999 al 2004 gli europarlamentari leghisti hanno seduto nel Gruppo Tecnico degli Indipendenti, assieme alla Lista Bonino, alla Fiamma Tricolore, al Vlaams Blok fiammingo ed al Fronte Nazionale francese; il gruppo è stato sciolto nel 2001 a seguito di numerosi giudizi del Tribunale di primo grado delle Comunità europee per mancanza di una piattaforma politica comune r gli europarlamentari leghisti hanno seduto tra i non iscritti. Dal 2004 la Lega Nord ha preso parte al nuovo gruppo euroscettico Indipendenza e Democrazia; nel marzo 2006 il gruppo ha espulso i parlamentari della Lega per divergenze sulla gestione dei fondi e a causa delle provocazioni di Roberto Calderoli in seguito alla pubblicazione delle caricature di Maometto sul Jyllands-Posten e nel 2007 la Lega ha quindi aderito al gruppo di destra Unione per l'Europa delle Nazioni. A seguito delle europee del 2009 la Lega ha partecipato alla fondazione del Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia, con la maggior parte dei partiti già membri di IND/DEM ed alcuni provenienti da UEN: con 9 eurodeputati la Lega esprime uno dei vicepresidenti del gruppo, Francesco Speroni.

Legislatura Gruppo Da A
I nessuno
II nessuno
III Gruppo Arcobaleno al Parlamento europeo 25 luglio 1989 20 aprile 1994
IV Gruppo del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori 19 luglio 1994 18 febbraio 1997
Gruppo Non iscritti 19 febbraio 1997 19 luglio 1999
V Gruppo tecnico dei deputati indipendenti - Gruppo misto 20 luglio 1999 2 ottobre 2001
Gruppo Non Iscritti 3 ottobre 2001 20 luglio 2004
VI Gruppo Indipendenza/Democrazia 21 luglio 2004 26 aprile 2006
Gruppo Non iscritti 27 aprile 2006 12 dicembre 2006
Gruppo Unione per l'Europa delle Nazioni 13 dicembre 2006 13 luglio 2009
VII Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia 14 luglio 2009 presente

ControversieEdit

Le accuse di razzismo e xenofobia Edit

La Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI), organo di esperti indipendenti del Consiglio d'Europa, in due rapporti consecutivi sulla situazione italiana, nel 2002 e nel 2006, ha denunciato come «gli esponenti della Lega Nord hanno fatto un uso particolarmente intenso della propaganda razzista e xenofoba, quantunque si debba notare che anche dei membri di altri partiti hanno usato un linguaggio politico xenofobo o in altra maniera intollerante».[147] Quattro anni dopo l'ECRI ha notato «con rammarico che, da allora, alcuni membri della Lega Nord hanno intensificato l’uso di discorsi razzisti e xenofobi in ambito politico. Pur rilevando che si sono espressi in tal senso soprattutto dei rappresentanti eletti locali di questo partito, anche certi importanti leader politici a livello nazionale hanno rilasciato dichiarazioni razziste e xenofobe. Tali discorsi hanno continuato a prendere di mira essenzialmente gli immigrati extracomunitari, ma anche altri membri di gruppi minoritari, ad esempio i Rom e i Sinti». Di seguito si ricorda «che nel dicembre del 2004, Il tribunale di prima istanza di Verona ha giudicato colpevoli di incitamento all’odio razziale sei esponenti locali della Lega Nord, in relazione a una campagna organizzata per cacciare un gruppo di Sinti da un campo temporaneo sul territorio locale. Le sei persone furono condannate a sei mesi di prigione, e al pagamento di 45.000 euro per danni morali, con divieto di partecipare a qualsiasi attività di propaganda elettorale per tre anni e di presentarsi alle elezioni nazionali e locali»[148][149].

Al momento della pubblicazione del rapporto del 2002, Bossi aveva difeso sé e la Lega affermando che «La Lega non è razzista e non è xenofoba. Noi siamo democratici. (...) Io sono tranquillo, queste accuse le respingo al mittente. Razzista e xenofoba è la sinistra. Noi siamo in regola, non siamo Le Pen. (...) Noi siamo il contrario di Le Pen e chi ci accosta è un farabutto. Altro che razzisti e xenofobi»[150].

Vertenze giudiziarieEdit

Il processo ENIMONTEdit

Nel novembre 1993 la Lega Nord entra per la prima volta nelle indagini di Mani Pulite, che da quasi due anni stavano scuotendo la politica italiana incassando anche il plauso leghista. Il 24 novembre nel processo ENIMONT, il processo più celebre di Tangentopoli, Carlo Sama, amministratore Montedison e cognato di Raul Gardini, afferma di «non escludere che la Lega abbia percepito soldi in campagna elettorale nel '92»[151]. Il 4 dicembre L'espresso rivela che la Montedison avrebbe deciso di versare 200 milioni di lire ad Alessandro Patelli, segretario organizzativo, e, fino al 12 agosto 1992, tesoriere della Lega Nord[152]. Tre giorni dopo Patelli è posto agli arresti perché chiamato in causa dal responsabile delle relazioni istituzionali dei Ferruzzi, Marcello Portesi, il quale conferma di aver dato 200 milioni al bar Doney di via Veneto a Roma a Patelli per conto di Sergio Cusani «in prossimità delle elezioni politiche del 1992»[153]. Bossi e la Lega difendono Patelli: «abbiamo sempre confidato nella magistratura che deve punire i colpevoli e assolvere gli innocenti. Non cambiamo idea e quindi esigiamo che la magistratura agisca in tempi brevi e che, di conseguenza, rilasci chi è innocente come Patelli»[154]. Ma il giorno dopo Patelli ammette tutto e dunque posto agli arresti domiciliari[155]. Il 20 dicembre Antonio Di Pietro interroga Umberto Bossi dopo che il giorno prima l'ex leghista Piergianni Prosperini aveva sostenuto che «c'erano ben poche possibilità che il cassiere agisse senza l'input del segretario. Anche perché altrimenti nessuno gli avrebbe dato una lira»[156]. Bossi raccoglie allora i 200 milioni al II Congresso della Lega Lombarda e consegna l'assegno alla procura, la quale rifiuta e interroga Bossi (che nega tutto, tranne gli incontri con Sama). Bossi è così ufficialmente indagato per concorso in violazione della legge sul finanziamento dei partiti in concorso con Patelli[157].

Il 5 gennaio 1994 Bossi è interrogato in aula al processo Cusani in diretta TV per quasi un'ora[158][159]. Per questa vicenda, la giustizia italiana riconoscerà Bossi e Patelli sempre colpevoli e li condannerà a 8 mesi di reclusione ciascuno, ma nessuno vedrà mai il carcere grazie alla sospensione automatica della pena in virtù della Legge 27 maggio 1998, n. 165 detta legge Simeone-Saraceni, approvata poco tempo prima della sentenza di Cassazione[160][161].

Le Guardie PadaneEdit

Nel 1998 il pm di Verona Guido Papalia ha chiesto il rinvio a giudizio per Umberto Bossi ed altri 41 dirigenti della Lega ipotizzando i reati di attentato contro l'integrità dello Stato, attentato contro la Costituzione, associazione di carattere militare con scopo politico, associazione antinazionale[162]. Il pm accusa la Lega di aver tentato di disciogliere l'unità dello Stato italiano mediante disgregazione del suo territorio per creare una nuova entità statuale chiamata Padania[163].

I fatti contestati rislagono al maggio del 1996, quando a villa Riva Berni di Bagnolo San Vito Umberto Bossi varò il Parlamento della Padania e rivendicando il diritto all’esercizio della resistenza e della secessione, sul quale avrebbero dovuto vegliare due gruppi: le camicie verdi e la Guardia Nazionale Padana[164].

Tuttavia nel frattempo è stato approvato un provvedimento che cancella il reato se non accompagnato da violenze[165].

Solo nel 2010 vi sarà il rinvio a giudizio per gli esponenti del Carroccio per i fatti del 1996. Però solo 36 leghisti sono stati rinviati, poiché il GUP ha preso atto della mancata autorizzazione nei confronti di dieci parlamentari, tra cui Bossi, Maroni e Calderoli[166].

Le presunte tangenti al partitoEdit

Il 6 marzo 2012 il presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, Davide Boni, della Lega Nord, è iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Milano con l'accusa di corruzione. La somma delle tangenti il cui valore ammonterebbe a oltre un milione di euro sarebbe stata utilizzata per "esigenze del partito"[167].

Il 23 aprile 2012 i magistrati di Napoli si sono recati in Svizzera per sequestrare documenti contabili di una fiduciaria elvetica che, a detta di questi, dimostrerebbero il pagamento di tangenti (del valore di dieci milioni di euro) alla Lega da parte di Finmeccanica. La questione è legata alla sigla dell'accordo per la vendita di 12 elicotteri di Agusta Westland al governo indiano[168]. La dirigenza della Lega Nord ha respinto con decisione[169] il coinvolgimento del partito in tale vicenda.

La vicenda altresì ha scombussolato l'intero partito e infatti il 5 aprile 2012 il leader Bossi si è dimesso da segretario federale (incarico che ricopriva dal 1989)[170]; inoltre, nello stesso anno, nel mese di maggio Bossi è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Milano con l'accusa di truffa ai danni dello Stato a causa dello scandalo dei rimborsi elettorali[106][107][108].

Relazioni con la Chiesa cattolica Edit

Template:P Le relazioni tra la Lega Nord e la Chiesa cattolica hanno attraversato diverse fasi, passando più volte da buone a pessime.

La Chiesa di Roma è stata talvolta attaccata come esempio di centralismo o per le sue posizioni in difesa dell'immigrazione. In altri momenti, la Chiesa è stata difesa dalla Lega Nord, che si è schierata dalla stessa parte per quanto riguarda bioetica, diritto di famiglia e la proposta di inserimento delle radici giudeo-cristiane nella Costituzione Europea.

Il 17 dicembre 1990 la Conferenza Episcopale Italiana diretta dal cardinale Ugo Poletti e dal vescovo Camillo Ruini con il documento Evangelizzazione e testimonianza della carità condannava le «chiusure particolaristiche» e quindi per molti si trattava di una sconfessione dell'allora emergente Lega Nord (cfr. sopra Da alleanza a confederazione (1989-1990)).

Più esplicitamente nel novembre 1992 il cardinale Giovanni Saldarini, arcivescovo di Torino e vicepresidente della CEI, e i presuli Attilio Nicora, vescovo di Verona, e Bruno Foresti, vescovo di Brescia, scrivevano sul settimanale Famiglia Cristiana perché votare Lega fosse anticristiano e perché dunque «allo stato attuale "nessuna benedizione" può venire dai vescovi, perché corrisponderebbe ad una legittimazione del particolarismo»[171][172]. Seguiranno altri attacchi dalle colonne de L'Osservatore Romano e de La Civiltà Cattolica, con quest'ultima che definirà la Lega un movimento «assai pericoloso e distruttivo»[173].

Altro momento basso nei rapporti Lega-Chiesa si è avuto nel 1997, quando Umberto Bossi dichiarava: Template:Quote e ancora «Il Sud è quello che è grazie all’Atea Romana Chiesa, con i suoi vescovoni falsoni che girano con la croce d’oro nei paesi dove si muore di fame: il principale potere antagonista dei padani» (...) «I preti pensino all’anima, lascino stare la politica»[172].

Alla fine degli anni '90, la Lega sembrava rigettare il Cristianesimo a favore di pratiche paganeggianti. Nel dicembre 1996 Bossi raccoglieva le ampolle di acqua del "dio Po"[172], e nel 1998, Roberto Calderoli si sposava con "rito celtico"[174].

Negli anni 2000 la Lega si riavvicina alla Chiesa, in funzione anti-islamica, trovandosi vicina alle posizioni del vescovo di Como Alessandro Maggiolini, e dell’arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi[172]. Allo stesso periodo risale la frequentazione dei lefebvriani da parte dei leghisti. Una forte campagna viene invece condotta da Radio Padania contro il nuovo arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, considerato un buonista amico dei comunisti e degli immigrati musulmani[172].

Infine, la Lega Nord ha dimostrato negli anni una forte consonanza con la CEI sui temi di bioetica e diritti civili: aborto, eutanasia e fine vita, matrimoni gay e inseminazione artificiale[172].

A livello europeo, nel 2005-2006 ha tenuto banco la controversia sull'introduzione del riferimento alle "radici giudaico-cristiane dell'Europa", fortemente voluto da papa Giovanni Paolo II. La Lega Nord ha sostenuto, così come tutto il centrodestra, tale battaglia[175].

Un forte momento di scontro tra Lega Nord e Chiesa italiana si è avuto poi nell'agosto 2009 sulla rinnovata questione dell'accoglienza degli immigrati clandestini, dal 2009 perseguiti penalmente[176][177]. In seguito a ciò, Bossi ha dichiarato "Andrò con Roberto Calderoli in Vaticano per avere un chiarimento con la Chiesa per ricordare che le nostre radici sono cristiane. La matrice della Lega è cristiana e cattolica e siamo gli unici che veramente hanno radici cristiane"[178] e, di ritorno dall'incontro, "Ho capito che il Vaticano non ce l'ha con noi"[179]. Nella stessa occasione, Roberto Cota ha derubricato le polemiche come "episodi isolati", dichiarando che la linea politica della Lega Nord sull'immigrazione sarebbe perfettamente in linea con i valori cristiani[180].

Un altro episodio di divergenza tra Lega Nord e vertici ecclesiastici ha avuto luogo tra il 6 e l'8 dicembre 2009, quando su La Padania appare un attacco contro l'arcivescovo di Milano (paragonato a un imam), Dionigi Tettamanzi, a causa, tra l'altro, della sua presa di posizione contro lo sgombero di 250 gitani da un campo abusivo presso il capoluogo lombardo. Altri attacchi sono giunti poco dopo dal ministro Roberto Calderoli e dal viceministro Castelli[181]. Tali affermazioni hanno suscitato polemiche da parte delle altre forze politiche, compresi esponenti dell'area cattolica del Popolo della Libertà. Bossi ha tuttavia minimizzato, e altri esponenti della Lega, tra cui l'europarlamentare Salvini, hanno chiesto di incontrare il cardinale per un chiarimento, pur senza smentire quanto scritto dal quotidiano leghista[182].

Per Ilvo Diamanti tali episodi mostrano che in Italia «la religione viene usata come strumento di consenso partigiano ed elettorale.»[183].

Vicinanza ai lefebvriani Edit

Per anni alla Lega è stata considerata vicina al movimento lefebvriano, col quale condivide il cattolicesimo della tradizione, usato «all'occorrenza, come elemento di identità padana»[184].

Alla notizia che il 21 gennaio 2009 il Papa ha rimosso la scomunica ai lefebvriani, il capogruppo della Lega al Senato, Federico Bricolo, ha espresso gioia, osservando che «si chiude oggi un doloroso periodo che aveva visto i difensori della tradizione cattolica e del magistero costante e continuo della Chiesa allontanati, esiliati dalla chiesa romana»[185].

Il rapporto col movimento tradizionalista si rompe quando il 29 gennaio 2009 don Floriano Abrahamowicz della Fraternità Sacerdotale San Pio X, già celebrante ufficiale e di messe dell’associazione Padania Cristiana di Mario Borghezio,[186][187] dichiara «che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no».[188] Queste parole porteranno all'espulsione del prete dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X[189] e all'immediata presa di distanza dei massimi esponenti leghisti da Abrahamowicz e dal movimento lefebvriano.[190][191][192]

Associazionismo, media e sport Edit

La Lega Nord conta all'interno della propria organizzazione diverse associazioni di volontariato. Tra le associazioni figurano i Padani nel Mondo, la Guardia Nazionale Padana, SportPadania, Padania Calcio, Associazione Liberi Padani Escursionisti, Padas, Automobil Club Padano, Autisti Padani, Eurocamp, Professionisti-Imprenditori Uniti, Collezionisti Padani, Arte Nord, Cattolici Padani, Centro Culturale "Roberto Ronchi"[193]. Alcune come la Onlus Copam, l'Umanitaria Padana, i Medici Padani sono impegnate a portare aiuto alle popolazioni bisognose del terzo mondo; le campagne sono svolte in modo particolare nei paesi in via di sviluppo e in quelli colpiti da eventi bellici e catastrofi naturali[194].

Altre associazioni si occupano di assistenza alle famiglie in disagio sociale, agli anziani, ai disabili (Padaniassistenza, Insieme nel Futuro), altre della difesa degli interessi morali ed economici delle donne padane e della tutela della famiglia (Donne Padane), altre sono dedicate alle iniziative a favore di bambini e genitori (Orsetti Padani, Scuola Bosina), alcune si occupano di ambiente (Padania Bella, Volontari Verdi, Padania Ambiente, Il Collare verde).

Nel mondo dei mass media, sono vicini alla Lega:

Ogni anno la lega organizza Miss Padania, concorso di bellezza nato nel 1998 patrocinato dal partito.

Su impulso della Lega è stata creata la Selezione di calcio della Padania, rappresentativa calcistica nata nel 1996 e dal 2007 affiliata all'NF-Board.

Nel 2011 è stato organizzato il Giro di Padania, corsa a tappe maschile di ciclismo su strada, ideata dal senatore leghista Michelino Davico.

Congressi federali Edit

  • Congresso costituente - Segrate, 7-9 dicembre 1989.
  • I congresso - Pieve Emanuele, 8-10 febbraio 1991 - Repubblica del Nord. Uno Stato Confederale: Nord, Centro, Sud.
File:Discorso Maroni al congresso federale Lega Nord 2012.jpg
  • II congresso - Bologna, 4-6 febbraio 1994.
  • Congresso straordinario - Milano, 10-12 febbraio 1995.
  • III congresso - Milano, 14-16 febbraio 1997 - Padania libera.
  • Congresso straordinario - Milano, 27-29 marzo 1998.
  • Congresso straordinario - Brescia, 24-25 ottobre 1998 - Blocco padano.
  • Congresso straordinario - Varese, 24-25 luglio 1999.
  • IV congresso - Assago, 1-3 marzo 2002 - Sovranità dei popoli.
  • V congresso - Assago, 30 giugno-1° luglio 2012 - Prima il nord.

Raduni Edit

File:Northern League - Venice meeting.jpg
Data Raduno
19 maggio 1990 I raduno di Pontida[23]
16 giugno 1991 II raduno di Pontida[195]
16 febbraio 1992 III raduno di Pontida[196]
10 maggio 1992 IV raduno di Pontida[197]
28 marzo 1993 V raduno di Pontida[198]
11 luglio 1993 VI raduno di Pontida[199]
26 settembre 1993 VII raduno di Pontida[200]
10 aprile 1994 VIII raduno di Pontida[201]
19 giugno 1994 IX raduno di Pontida[202]
9 luglio 1995 X raduno di Pontida[203]
26 novembre 1995 XI raduno di Pontida[204]
24 marzo 1996 XII raduno di Pontida[205]
2 giugno 1996 XIII raduno di Pontida[206]
15 settembre 1996 I Festa dei popoli padani[207]
29 giugno 1997 XIV raduno di Pontida[208]
14 settembre 1997 II Festa dei popoli padani[209]
31 maggio 1998 XV raduno di Pontida[210]
13 settembre 1998 III Festa dei popoli padani[211]
20 giugno 1999 XVI raduno di Pontida[212]
12 settembre 1999 IV Festa dei popoli padani[213]
4 giugno 2000 XVII raduno di Pontida[214]
17 settembre 2000 V Festa dei popoli padani[215]
17 giugno 2001 XVIII raduno di Pontida[216]
16 settembre 2001 VI Festa dei popoli padani[217]
23 giugno 2002 XIX raduno di Pontida[218]
15 settembre 2002 VII Festa dei popoli padani[219]
4 maggio 2003 XX raduno di Pontida[220]
21 settembre 2003 VIII Festa dei popoli padani[221]
6 giugno 2004 (annullato) XXI raduno di Pontida[222]
19 giugno 2005 XXII raduno di Pontida[223]
18 settembre 2005 IX Festa dei popoli padani[224]
3 giugno 2007 XXIII raduno di Pontida[225]
17 settembre 2007 X Festa dei popoli padani[226]
1º giugno 2008 XXIV raduno di Pontida[227]
14 settembre 2008 XI Festa dei popoli padani[228]
14 giugno 2009 XXV raduno di Pontida[229]
13 settembre 2009 XII Festa dei popoli padani[230]
20 giugno 2010 XXVI raduno di Pontida[231]
12 settembre 2010 XIII Festa dei popoli padani[232]
19 giugno 2011 XXVII raduno di Pontida[233]
18 settembre 2011 XIV Festa dei popoli padani[234]

Iscritti Edit

Template:Avviso Template:Da aggiornare/Urgente Lo statuto della Lega Nord prevede due diversi livelli di partecipazione all'attività del partito:

  • il socio sostenitore, che sottoscrive la propria adesione con decorrenza annuale, senza obblighi particolari né vincoli (per esempio, in merito al luogo di residenza) ma, per contro, senza la possibilità di candidarsi a ricoprire cariche interne e senza il diritto di voto nei congressi, a qualunque livello;
  • il socio ordinario militante è invece un iscritto che gode del diritto di voto e rappresentanza all'interno del partito, secondo le modalità stabilite dallo statuto e dai regolamenti, e che può candidarsi a ricoprire ruoli interni, se in possesso dei requisiti di anzianità previsti per ciascuno di essi. Il socio militante è tenuto a partecipare all'attività della Lega Nord, in particolare alle iniziative della sezione nella quale è iscritto, ed è sottoposto a ulteriori vincoli che escludono, ad esempio, l'iscrizione a qualsiasi altro partito o movimento politico. La qualifica di socio ordinario militante può essere acquisita, previa apposita richiesta, solo da persone maggiorenni che abbiano alle spalle un certo periodo (attualmente non inferiore a un anno) in cui abbiano sottoscritto l'adesione al partito come sostenitori, e abbiano partecipato all'attività politica o di propaganda. L'innalzamento di un socio sostenitore alla qualifica di socio ordinario militante è di competenza del consiglio direttivo provinciale.

Le statistiche sotto riportate si riferiscono al totale delle tessere sottoscritte.

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Risultati elettorali Edit

Template:Vedi anche

Voti % Seggi
Europee 1984[235] 164.115 0,47 0
Europee 1989 636.242 1,83 2
Politiche 1992 Camera 3.395.384 8,65 55
Senato 2.732.461 8,20 25
Politiche 1994 Camera 3.235.248 8,36 117
Senato nel PdL - 60
Europee 1994 2.162.586 6,56 6
Regionali 1995 1.687.199 6,41 29
Politiche 1996 Camera 3.776.354 10,07 59
Senato 3.394.733 10,41 27
Europee 1999 1.391.595 4,49 4
Regionali 2000 1.262.603 5,04 21
Politiche 2001 Camera 1.464.301 3,94 30
Senato nella CdL - 17
Europee 2004 1.615.834 4,96 4
Regionali 2005 1.381.282 5,55 26
Politiche 2006 (lista LN-MPA) Camera 1.747.730 4,58 26
Senato 1.530.667 4,48 14
Politiche 2008 Camera 3.026.844 8,3 60
Senato 2.644.248 8,1 26
Europee 2009 3.126.915 10,2 9
Regionali 2010 2.749.176 12,2 58

Note Edit

Template:References

Bibliografia Edit

Template:Div col

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