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Marco Pannella
Marco Pannella


Segretario del
Partito Radicale
con Luca Bruneschi e Vittorio Luppi
Durata mandato 1963 - 1967
Predecessore Bruno Villabruna
Successore Gianfranco Spadaccia

Durata mandato 1981 - 1983
Predecessore Francesco Rutelli
Successore Roberto Cicciomessere

Dati generali
Partito politico Radicali Italiani (dal 2001)
Lista Pannella (elett. dal 1989)
Precedenti:
Radicale (1955-88)
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Giornalista

Template:Membro delle istituzioni europee

on. Giacinto Pannella detto Marco
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Giacinto Pannella detto Marco

Partito Radicale (VII-XI), Lista Pannella (XI)
Legislatura VII (fino al 21 aprile 1978), VIII (fino al 20 agosto 1979), IX (fino al 6 marzo 1984), X (fino al 25 ottobre 1989), XI
Gruppo Partito Radicale
Circoscrizione Torino-Novara-Vercelli (VII) Napoli-Caserta (VIII), Milano-Pavia (IX), Palermo-Trapani-Agrigento-Caltanissetta (X)

[[Categoria:Template:Bio/plurale attività Template:Bio/plurale nazionalità]][[Categoria:Template:Bio/plurale attività Template:Bio/plurale nazionalità]]Template:Bio/catnatimortiCategoria:BioBot Marco Pannella, all'anagrafe Giacinto Pannella (Teramo, 2 maggio 1930), è Template:Bio/articolo[[Template:Bio/link attività|politico]]Template:Bio/eufonica [[Template:Bio/link attività|giornalista]] [[Template:Bio/link nazionalità|italiano]], che si definisce radicale, socialista, liberale, federalista europeo, anticlericale, antiproibizionista, antimilitarista, nonviolento e gandhiano[1][2][3].

Membro della Gioventù liberale e poi leader dell'Unione goliardica italiana negli anni dell'università, Marco Pannella è tra i fondatori nel 1955 del Partito Radicale dei Democratici e dei Liberali, la formazione politica promossa dalla sinistra liberale fuoriuscita dal Partito liberale italiano, e raccolto intorno al settimanale diretto da Mario Pannunzio Il Mondo.

Il nuovo Partito Radicale riprende il nome della storica formazione della estrema sinistra nel Parlamento post-unitario ma in più occasioni, nel corso della propria lunga carriera politica, il carismatico leader di gran parte del radicalismo italiano lascerà intendere pubblicamente di guardare anche ai valori della Destra storica del paese.[4][5] Tra i suoi riferimenti ideologici, vanno inoltre annoverati l'ambientalismo ecologista, il cattolicesimo liberale di Romolo Murri, e il socialismo.

Marco Pannella rivendica a sé l'eredità politica del defunto premier Bettino Craxi.[6] L'ampiezza dello spettro politico e ideologico al quale negli anni il politico italiano ha fatto riferimento, porta i suoi estimatori a vedere in lui un uomo che cerca di porsi al di là delle ideologie, mentre i suoi oppositori leggono nel suo operato una dose di ambiguità, e lo accusano spesso di inaffidabilità.

Tra i più longevi personaggi della scena politica (è stato deputato dal 1976 al 1992), Marco Pannella è stato uno dei protagonisti delle battaglie civili degli anni Settanta e della fase di transizione tra la prima e la seconda Repubblica. La sua azione politica lo ha portato ad essere noto, come leader politico italiano, per aver fatto costantemente ricorso ai metodi della lotta politica nonviolenta (quali scioperi della fame, disobbedienze civili, sit-in, ecc.) resi popolari dal Mahatma Gandhi (con la denominazione Satyagraha) e dal reverendo Martin Luther King. In quest'ottica, ha praticato decine di scioperi della sete e della fame, con l'intenzione di affermare la legalità o, secondo le sue parole, il "diritto alla vita e la vita del diritto".

Ha altresì operato attivamente nella vita politica italiana attraverso l'intensa applicazione dello strumento referendario, promuovendo, nel corso di tre decenni, la raccolta di quasi cinquanta milioni di firme necessarie alla promozione delle varie campagne referendarie. Nel 1977 fu anche tra i fondatori di Radio Radicale.

Biografia Edit

Formazione personale e inizio della carriera politica Edit

Template:Quote Marco Pannella è nato a Teramo il 2 maggio 1930 da padre italiano, Leonardo Pannella (18981986), e madre svizzera, Andrée Estachon (1900 - 1983). Il suo vero nome, Giacinto, gli venne dato in onore dello zio Giacinto Pannella, sacerdote e letterato del cattolicesimo liberale. Pannella inizia precocemente con la politica, iscrivendosi nel 1945 al PLI. Intanto compie gli studi classici al liceo Giulio Cesare di Roma. In passato gli è stata attribuita anche una giovanile simpatia per i monarchici, che però egli ha smentito.[7]

Nel 1950 diviene incaricato nazionale universitario del Partito liberale; due anni dopo è Presidente dell'UGI (Unione Goliardica Italiana, associazione delle forze laiche studentesche), divenendo poi anche presidente dell'Unione nazionale degli studenti universitari (UNURI). Durante il periodo di militanza nel Partito Liberale sostiene la causa dell'italianità di Trieste.

Fondazione del Partito Radicale Edit

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Nel 1955 si laurea in giurisprudenza all'Università di Urbino, dopo una discussione della tesi durata più di due ore (voto 66/110) e fonda il Partito Radicale assieme a Ernesto Rossi, Leo Valiani, Mario Pannunzio ed Eugenio Scalfari. In vista delle elezioni politiche del 1958 si decide di fare liste unite con i repubblicani: la coppia PR-PRI ottiene l'1,37% dei voti (e 6 seggi) alla Camera.

Nel 1959, su Paese Sera, propone l'alleanza di tutte le sinistre e l'ipotesi di un governo che comprenda anche il PCI. Nell'articolo egli scrisse che per combattere il "regime democristiano" socialisti, radicali e repubblicani dovevano creare uno schieramento unitario, coinvolgere i comunisti e tracciare un programma di governo alternativo a quello scudocrociato[8]. Inoltre rivolse anche una critica ai comunisti ("Cessate di proporre mirabolanti politiche che nemmeno da soli potreste attuare (...). Rivolgetevi come interlocutori ai laburisti inglesi e alla socialdemocrazia tedesca, e non agli sparuti gruppi comunisti belgi, olandesi, scandinavi, inglesi, che non rappresentano nessuna reale posizione democratica e popolare nei loro Paesi") a cui rispose Togliatti in persona[8]. Successivamente, i due leader politici ebbero un cordiale scambio di battute[8].

Sempre nel 1959 rimuoverà Craxi dalla guida degli Universitari Italiani. Il seguente è un anno di difficoltà economiche: viene dal Belgio, dove ha lavorato in una fabbrica di scarpe ma non ha il permesso per rimanere. Si presenta quindi alla redazione de Il Giorno a Parigi, divenendone corrispondente.

Quando il Partito Radicale entra in crisi e rischia lo scioglimento, torna a raccogliere, assieme a pochi amici e aderenti alla corrente di "sinistra radicale", la difficile eredità e nel 1963 ne assume la segreteria. Nel 1966 fonda la LID (Lega Italiana Divorzio) che contribuirà in maniera determinante, nel 1970, a far approvare la legge Fortuna-Baslini.

Intanto sviluppa un intenso dialogo con Aldo Capitini sul significato e le forme della nonviolenza, per il rinnovamento della politica, non solo in Italia. Nel 1968 è imprigionato a Sofia per avere protestato contro l'invasione sovietica della Cecoslovacchia. Nel 1972 contribuisce a ottenere, anche con uno sciopero della fame, la legalizzazione dell'obiezione di coscienza.

La battaglia per la legge sul divorzio Edit

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Il 1º ottobre 1965, il deputato socialista Loris Fortuna presentò una proposta di legge volta ad introdurre, in casi limitati, lo scioglimento del matrimonio. I Radicali si resero conto che era possibile trasformare quello che per lunghi anni era stato un fatto privato in un problema di carattere sociale. Infatti, sommando i seicentomila separati legali con il milione e mezzo circa di separati di fatto, e con le altre migliaia di persone coinvolte nelle separazioni, complessivamente si arrivava ad almeno un dieci/dodici per cento della popolazione italiana in un modo o nell'altro direttamente interessata. Sicché tutte queste persone avrebbero potuto rappresentare un vasto potenziale di mobilitazione politica.[9]

Una tale situazione si presentava perciò come il terreno ideale per la sperimentazione della concezione che i radicali, guidati da Marco Pannella, avevano della politica e del partito: fare appello ai diretti interessati alle singole battaglie, individualmente, assicurando loro attraverso movimenti organizzati, o anche attraverso un vero e proprio partito, un modo per esprimersi politicamente. I Radicali pensavano infatti che, nella società italiana, i costumi erano ormai, a metà degli anni Sessanta, molto variati rispetto al diritto vigente.

Dopo la presentazione del progetto di legge Fortuna, i Radicali suggerirono dunque di organizzare un sostegno da parte dell'opinione pubblica, unico modo per evitare l'insabbiamento della questione. A questo punto furono decisamente aiutati dal fatto che il settimanale popolare ABC appoggiò subito l'iniziativa, assicurando così una vasta eco tra il pubblico, proprio lo scopo che i radicali si proponevano. Nel gennaio del 1966 Marco Pannella e l'avvocato Mauro Mellini annunciarono la costituzione della Lega Italiana Divorzio o, più semplicemente, LID (Lega italiana per l'introduzione del divorzio). La struttura della Lega era disegnata come centro di coordinamento delle attività svolte in tutto il Paese, un organismo assai aperto e informale, la cui novità principale stava nel fatto che i componenti della direzione nazionale, pur provenienti da partiti diversi, ne facevano parte a titolo personale e non come delegati della forza politica di appartenenza.

La Lega, per riuscire nei suoi intenti, da una parte usò strumenti volti ad assicurare l'informazione sulle proprie attività e ad ampliare le adesioni, dall'altra si valse di pressioni dirette sui singoli parlamentari affinché si prodigassero per accelerare l'iter parlamentare della legge sul divorzio. Allo scopo furono pubblicati alcuni fogli, senza periodicità fissa, fino ad una tiratura di centocinquantamila copie: "Battaglia divorzista", organo ufficiale della Lega, "Il divorzio" e "Notizie LID". La LID nazionale organizzò poi alcune manifestazioni di massa con i rappresentanti dei partiti laici, riuscendo a raccogliere varie migliaia di partecipanti. Nel 1970, una maggioranza parlamentare che comprendeva il PCI, il PSI e il PLI, approvò la legge sul divorzio, ricordata anche con il nome di "legge Fortuna-Baslini".

Parlamentare Edit

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File:Dalai Lama with Marco Pannella.jpg
File:Bonino-papa.jpg

Nel 1973 Pannella fonda e dirige il quotidiano Liberazione, che uscirà dall'8 settembre 1973 al 28 marzo 1974. Nel 1974 contribuisce al mantenimento del divorzio, con la vittoria dei NO nel referendum, tenutosi nel maggio di quell'anno (promosso da movimenti d'ispirazione cattolica). Nel 1978 viene sconfitto in quello contro il finanziamento pubblico dei partiti ma il PR, unico partito a sostenerlo con una forza elettorale del 2%, riesce a ottenere il 40% di SI, contro tutti gli altri partiti coalizzati per il NO all'abolizione del finanziamento pubblico.

A partire da questo periodo Pannella sviluppa la riflessione sulla depenalizzazione dell'uso delle droghe. Nel 1975 si fa arrestare per aver fumato uno spinello[10] come uno dei primi atti di disobbedienza civile antiproibizionista e, da allora, chiede la legalizzazione delle droghe, sostenendo il paragone tra il proibizionismo sull'alcool degli anni Venti, alimento economico della criminalità mafiosa (erano i tempi di Al Capone), e il proibizionismo sulle droghe, fiorente business per tutte le mafie mondiali.

Nel 1976 è entrato in Parlamento. In questi anni sostiene una linea di forte opposizione alla amplissima maggioranza parlamentare incentrata sull'accordo tra DC e PCI, che definisce polemicamente "ammucchiata", o "monopartitismo imperfetto". A questo periodo risale anche la nascita, e la successiva diffusione sull'intero territorio nazionale, di Radio Radicale, organo ufficiale di informazione del partito.

Il 12 maggio 1977 viene uccisa a Roma la studentessa Giorgiana Masi, militante radicale. La morte della ragazza avviene nel corso di un sit in indetto dal Partito Radicale e dalla sinistra extraparlamentare per la raccolta di firme su alcuni referendum. La manifestazione costituiva anche una reazione alla decisione del Ministro dell'Interno Francesco Cossiga di vietare nel Lazio, quale misura preventiva contro il terrorismo, tutte le manifestazioni politiche, eccettuate quelle indette dai partiti dell'arco costituzionale. Nonostante Cossiga gli avesse chiesto di non effettuare il sit in, motivando la sua richiesta con l'alto rischio di scontri con la polizia, Pannella rimase fermo nella sua decisione; nella manifestazione, molti attivisti del partito furono effettivamente coinvolti negli scontri a fuoco tra poliziotti e militanti della sinistra extraparlamentare, nel corso dei quali una pallottola colpì a morte la Masi. Nonostante l'autore dell'omicidio sia rimasto ignoto, Pannella e i radicali sostennero a più riprese la tesi di una responsabilità morale di Cossiga, chiedendo anche l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sull'accaduto.[11] Dal canto suo, Cossiga ha sempre respinto la tesi di una sua responsabilità morale, attribuendola invece allo stesso Pannella, avendo questi deciso di effettuare il sit in pur avvertito dell'altissima probabilità di scontri armati e del conseguente rischio per i militanti radicali.[12]

Nei giorni del sequestro di Aldo Moro (16 marzo - 9 maggio 1978) si oppone alla linea della fermezza, sostenendo la strada della trattativa e si dichiara convinto dell'autenticità delle lettere di Moro dalla prigionia.[13]

Il 1978 è caratterizzato anche dall'approvazione della legge sull'interruzione volontaria della gravidanza (legge n. 194 del 22 maggio 1978) , che abolisce il reato di aborto (limitandolo alle violazioni della nuova legge) e prevede la possibilità per le gestanti di effettuare l'aborto nelle strutture ospedaliere pubbliche. Marco Pannella e il gruppo parlamentare radicale alla Camera si erano impegnati - senza peraltro riuscirvi - per ottenere una totale liberalizzazione dell'aborto, attraverso la presentazione di molti emendamenti in tal senso. La proposta di legge nella sua veste finale vede il gruppo radicale su una posizione di rigetto.[14]).

Sempre nel 1978, al culmine di una violenta campagna scandalistica che durava da alcuni anni, il Presidente della Repubblica in carica Giovanni Leone fu costretto alle dimissioni. Pannella fu uno tra i principali artefici di questa campagna, rivelatasi poi gravemente diffamatoria. In occasione del novantesimo compleanno di Leone, festeggiato al Senato nel 1998, Marco Pannella volle incontrarlo personalmente per consegnargli una lettera di scuse per le calunnie di quegli anni[15].

Dal 1979 è europarlamentare. La prima metà degli anni '80 lo vede impegnato sul fronte della lotta alla fame nel mondo e in particolare nell'Africa, battaglia nella quale trova come alleato il segretario (poi presidente) della DC Flaminio Piccoli: la campagna porterà all'approvazione della c.d. legge Piccoli del 1985 che prevede lo stanziamento di circa due miliardi per la fame. Per gestire tale somma Pannella offre la sua disponibilità a fare da Sottosegretario agli Esteri dell'allora Ministro Giulio Andreotti, ma alla fine gli verrà preferito il socialista Francesco Forte.

Nel maggio del 1981 si svolgono i referendum abrogativi della legge 194 del 1978 sull'aborto. Il Movimento per la Vita promuove due referendum abrogativi della Legge 194, definiti l'uno massimale (tendente ad abrogare l'intera legge, non ammesso dalla Corte Costituzionale) e l'altro minimale (tendente a consentire l'aborto solo in caso di pericolo di vita per la gestante)[16]. Marco Pannella e i radicali, che rifiutano la formulazione della legge 194, presentano all'opposto un quesito referendario volto a eliminare ogni restrizione all'accesso all'interruzione della gravidanza per portare ad un regime di integrale liberalizzazione, in particolare consentendo di praticare aborti al di fuori delle strutture sanitarie pubbliche o convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale. Entrambi i quesiti vengono respinti a larga maggioranza e la legge viene pertanto confermata nella sua struttura originaria.

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Il 9 settembre 1981 per protestare contro la supposta violazione del diritto di informazione, si introduce nello studio RAI dove era in corso il Tg2 insieme a Roberto Cicciomessere e Marcello Crivellini, imbavagliato e con indosso un cartello-sandwich che espone i motivi della protesta. Poi, tolto il bavaglio, comincia a ripetere le frasi "ladri di notizie" e "furto di informazione" mentre l'impassibile conduttrice Piera Rolandi continua per alcuni secondi a leggere le notizie del telegiornale finché questo viene interrotto.[17]

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Ha organizzato, con altre forze politiche, i referendum anti-caccia e anti-nucleari. Nel 1985 ha contribuito alla nascita delle Liste Verdi, anche mettendo gratuitamente a disposizione del movimento ambientalista il simbolo elettorale del Sole che ride.

Verso la fine degli anni Ottanta è stato il promotore della trasformazione del Partito Radicale in partito "transnazionale" e "transpartito", partito che da allora in poi concentrerà la sua azione politica verso gli obiettivi dell'abolizione della pena di morte in tutto il mondo, dell'affermazione universale di alcuni diritti umani e della democrazia, dell'istituzione di un tribunale internazionale, in ambito ONU, in grado di sanzionare i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità. Dal 1986 chiede leggi elettorali maggioritarie e uninominali. Ha sostenuto l'elezione, effettivamente conseguita, dei deputati Leonardo Sciascia, Toni Negri (campagna per la giustizia sul c.d. processo "7 aprile"), Enzo Tortora (campagna per la "giustizia giusta"), Ilona Staller, pornostar iscritta al PR, e il cantautore Domenico Modugno.

Nell'elezione successiva Ilona Staller fondò, con altre pornostar e sotto la supervisione del regista Riccardo Schicchi, il Partito dell'Amore, che non ottenne deputati.

Pannella accetta poi l'iscrizione al Partito Radicale degli ergastolani Vincenzo Andraous e Giuseppe Piromalli, già condannati per fatti di camorra. Il gesto accompagna la campagna di protesta contro l'applicazione del regime di carcere duro ai mafiosi (Articolo 41 bis). Successivamente anche il blocco dirigente dell'organizzazione terroristica di Prima Linea, si iscrive dal carcere abbracciando la nonviolenza del partito, tra di essi Sergio D'Elia.

Sempre nel 1987, in vista di una convergenza delle sinistre, Pannella si iscrisse, mantenendo la doppia tessera, al Partito Socialista Italiano[18].

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Nel 1992-1993 ha promosso e vinto, insieme con il parlamentare democristiano Mario Segni e con altri rappresentanti politici, il referendum sulla Legge elettorale. Tale successo politico ha determinato il passaggio dal sistema elettorale proporzionale puro ad un sistema elettorale ibrido, per tre quarti maggioritario uninominale, per la parte restante ancora proporzionale. In quegli stessi anni, ulteriore significativa vittoria è stata ottenuta da Pannella con la amplissima prevalenza dei sì nel referendum, sempre promosso dal movimento Radicale, per l'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti (lo stesso quesito referendario era stato sottoposto come già detto al voto degli elettori nel 1978), ma tale finanziamento è stato sostanzialmente reintrodotto pochi anni dopo dalla grande maggioranza delle forze politiche. Lo stesso anno riesce ad ottenere, sempre per via referendaria, la completa depenalizzazione dell'uso personale delle droghe leggere, che resterà tale fino all'introduzione delle sanzioni amministrative e penali della legge Fini-Giovanardi (2005), contestatissima dai radicali. Alle elezioni politiche del 1994 Pannella e i radicali, dopo aver tentato inutilmente di prolungare l'esistenza del governo Ciampi, prospettano una alleanza politica con Silvio Berlusconi nei collegi del Centro-Nord. La lista Pannella, tuttavia non riesce a superare il 4% e Marco Pannella non viene rieletto in Parlamento. Dopo la vittoria di Berlusconi, Pannella chiede di diventare ministro degli esteri del nuovo governo, non ottiene la carica ma riesce a far nominare Emma Bonino commissario europeo. Nel 1996 Pannella si ripresenta alle elezioni politiche anticipate con la lista Sgarbi-Pannella, nuovamente alleato del polo della libertà, anche se rompe subito con Berlusconi e, anche questa volta, la sua lista non riesce a superare il 4%. Da allora il movimento radicale ha rotto ogni alleanza con il centro-destra a livello nazionale. Nel gennaio del 2007, riguardo questa esperienza, Marco Pannella ha avuto uno scontro con Vittorio Sgarbi, durante una puntata della trasmissione Buona Domenica. Nel corso della lite, i due si sono reciprocamente accusati di aver preso soldi da Berlusconi[19], in riferimento alla loro vecchia comune alleanza col "Cavaliere", nel 1996.

Il 25 ottobre 1997 Pannella, al termine di un comizio a Roma, distribuisce a scopo dimostrativo alcune bustine di hashish ai partecipanti per promuovere la campagna per la liberalizzazione delle c.d. "droghe leggere". Pannella viene arrestato e condotto agli arresti domiciliari per breve tempo.[20]

Il più grande successo politico alle soglie del millennio è legato, correlativamente alla campagna per l'elezione a presidente della Repubblica di Emma Bonino, "Emma for president", alle Elezioni europee del 1999, dove i radicali, sostenuti da un forte battage pubblicitario sulle reti generaliste (ciò era permesso in quanto la c.d. legge sulla par-condicio risale al 2000, governo D'Alema), raggiunsero quasi il 9%, massimo storico per il movimento, che fu per breve tempo la quarta forza politica italiana (dopo Forza Italia, Democratici di Sinistra e Alleanza Nazionale).

Il nuovo millennio Edit

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Marco Pannella con Luca Coscioni, durante la campagna referendaria sulla procreazione assistita e la libertà di ricerca scientifica (2005)

Le posizioni interventiste assunte in numerose occasioni, soprattutto in riferimento alla guerra del Kosovo e quella in Afghanistan, hanno fortemente incrinato il rapporto con il mondo nonviolento e pacifista, che ne ha spesso criticato la deriva militarista. Gli amici di Aldo Capitini gli chiedono pubblicamente di non appropriarsi più dell'immagine del Mahatma Gandhi e di quella di Aldo Capitini.[21]. Marco Pannella risponde che lui non si definisce pacifista ad oltranza, ma nonviolento, in quanto utilizza questi metodi per portare avanti le sue battaglie politiche. Pannella ha sempre rivendicato che il padre della nonviolenza, il Mahatma Gandhi, sosteneva che il nonviolento si batte ad oltranza per evitare la guerra, ma nel momento in cui la guerra scoppia, "ha il dovere di schierarsi" per difendere la parte offesa.[22] Nel 2001 viene fondato il movimento politico Radicali Italiani, sezione italiana del Partito Radicale Transnazionale, mentre nel 2002 Pannella promuove, con altri esponenti del partito, tra cui l'ex docente universitario Luca Coscioni, colpito da sclerosi laterale amiotrofica, l'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, che si batterà per la libertà di cura e i diritti dei malati e, con Piergiorgio Welby, per il diritto al rifiuto dell'accanimento terapeutico e all'eutanasia. Nel 2003, per evitare la guerra d'Iraq, propose che l'Italia si facesse portavoce con gli Stati Uniti di un piano che prevedesse un'offerta d'esilio e salvacondotto per Saddam Hussein, in alternativa a ciò che si verificò puntualmente: l'invasione dell'Iraq, la condanna a morte di Saddam e la guerra civile interna.

Diviene deputato al Parlamento europeo, per la "Lista Bonino" dei Radicali italiani, subentrato nel 2004 in seguito alla rinuncia di Emma Bonino che ha accettato l'incarico in un'altra circoscrizione. Pannella ha ricevuto, in tutta Italia, circa 66.000 preferenze. Si iscrive al gruppo parlamentare dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europa.

Nel parlamento europeo diviene membro della Commissione per gli Affari esteri; della Commissione per il controllo dei bilanci; della Commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare; della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni; della Delegazione per le relazioni con Israele; della Delegazione per le relazioni con i paesi del Sud-Est asiatico e l'Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN).

File:Lista marco pannella 1994.jpg

Sempre negli ultimi anni sostiene la campagna contro la pena di morte, insieme all'associazione Nessuno tocchi Caino, culminata nell'ottenimento, da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, della risoluzione di moratoria universale della pena di morte, uno storico obiettivo dei radicali. L'iniziativa per la moratoria, da lui più volte contrapposta all'abolizionismo immediato della pena di morte a suo parere revocabile dagli stati non democratici[23] e comunque secondo lui non realisticamente conseguibile a breve termine[24] ha portato alla richiesta di moratoria, presentata dal governo italiano all'ONU, tramite la rappresentanza all'ONU e le decisioni del Ministro degli Esteri Massimo D'Alema, ratificata dall'Assemblea Generale il 18 dicembre 2007.

La Rosa nel Pugno Edit

Dopo aver avuto occasioni di convergenza elettorale con il centrodestra nel 1994, e dopo aver collocato il movimento radicale fuori dai poli nel 2001, alle elezioni politiche del 2006 passa al centrosinistra. È coautore della convergenza politica ed elettorale dei Radicali Italiani con i Socialisti Democratici Italiani di Enrico Boselli che, insieme, danno vita alla Rosa nel Pugno e ad una piattaforma politica che viene sintetizzata dallo slogan, proposto da Pannella, "Blair, Fortuna, Zapatero". La lista, nonostante i migliori auspici, raggiunge il 2,6%, un risultato inferiore ai precedenti risultati elettorali dei due Partiti.

Alle elezioni 2006 è candidato in tale lista al Senato ma, poiché la Legge elettorale prevede lo sbarramento regionale al 3%, la Rosa nel Pugno non riesce ad eleggere nemmeno un Senatore e lo stesso Pannella non entra in Parlamento. Fa ricorso al Senato per l'attribuzione di otto seggi: quattro di essi, secondo i ricorrenti, sarebbero spettati alla Rosa nel Pugno; tra di essi, uno sarebbe dovuto essere assegnato a Pannella. Il ricorso non viene accolto.

Le nuove campagne Edit

Ha poi lanciato, nel solco delle sue precedenti iniziative internazionali come quella per la fame nel mondo, una iniziativa per un Grande Satyagraha per la Pace, una proposta di accoglimento di Israele nell'Unione Europea, campagne ormai abituali come il sostegno al Tibet (ha spesso incontrato il Dalai Lama Tenzin Gyatso).

Il 21 luglio 2007 ha annunciato di essere disposto a candidarsi alla segreteria del Partito Democratico.[25] La sua candidatura è stata tuttavia respinta in quanto il partito radicale e/o la Rosa nel Pugno non risultano essere confluiti all'interno del nascente Partito, ma si pongono piuttosto come alternativa ad esso. Come nel caso analogo che ha coinvolto Antonio Di Pietro, il comitato elettorale del costituendo Partito Democratico pose come presupposto per l'accettazione della candidatura l'entrata del partito di appartenenza nel PD.

File:Marco Pannella Pistoia11.jpg

Successivamente il PD si è detto contrario anche a candidarlo nelle proprie liste alle elezioni politiche del 2008, dopo che Pannella si era detto disponibile ad un'alleanza del gruppo dei Radicali con i democratici, visto il regolamento interno che vieterebbe di superare un certo numero di legislature; Pannella invece sostiene che su di lui ci sia un "veto politico".[26] Ciò nonostante, nove candidati radicali sono stati comunque eletti nelle liste democratiche. Alla fine di marzo del 2007 la Kaos Edizioni ha pubblicato "A sinistra del PCI", volume che raccoglie gli interventi parlamentari più importanti del leader radicale tra il 1976 e il 1979. Nel novembre dello stesso anno è seguita la pubblicazione di "Contro i crimini di regime", volume sempre edito dalla Kaos, che raccoglie gli interventi pronunciati fra il 1980 e il 1986. Entrambi i volumi sono a cura di Lanfranco Palazzolo, giornalista di Radio Radicale. Nel novembre 2010 ha ricoperto il ruolo di insegnante nel corso di storia politica L'Italia secondo Marco, svoltosi alla Domus Talenti di Roma. Il corso aveva una durata di due mesi[27].

Amnistia, Giustizia e LibertàEdit

Template:Quote Pannella viene candidato come capolista alle Elezioni politiche italiane del 2013, non viene eletto al Parlamento. La lista ripropone, già nel simbolo, la storica battaglia per il miglioramento delle condizioni, giudicate "illegali" e "criminali" dai radicali, delle carceri italiane.

Scioperi della fame Edit

Tra i vari scioperi della fame tenuti in segna di protesta, il più lungo è quello che va dal 20 aprile al 19 luglio 2011 condotto da Pannella al fine di proporre un'amnistia contro le condizioni dei detenuti nelle carceri italiane.[28]

Disobbedienza civile e procedimenti giudiziari Edit

Pannella, a causa delle sue ripetute proteste civili e delle provocazioni, che egli, in accordo con lo spirito del Partito Radicale, considera azioni nonviolente di disobbedienza civile, è incorso in diversi processi penali dagli esiti che qui si elencano:

  • 27 agosto 1995

Roma, Porta Portese (1° troncone) Imputato: Marco Pannella 13/06/01: condannato definitivamente in Cassazione a 8 mesi di libertà vigilata o, in alternativa, 4 mesi di reclusione. Pena eseguita.

  • 28 dicembre 1995

Roma, Piazza Navona Imputato: Marco Pannella 18/01/99: condannato in primo grado a 2 mesi e 20 giorni di reclusione. Riconosciuto il fatto di lieve entità perché l’azione è stata commessa per motivi di particolare valore sociale. 12/02/02: assolto in appello “perché il fatto non costituisce reato”

  • 28 dicembre 1995

Roma, Rai-TV - Cessione di 200 grammi di hashish in diretta TV ad Alda D'Eusanio Imputato: Marco Pannella 18/06/01: assolto in appello

  • 12 ottobre 1997

Roma, Piazza Navona Imputati: Marco Pannella, Rita Bernardini, Olivier Dupuis, Pigi Camici, Alessandro Caforio, Cristiana Pugliese, Mauro Zanella 12/10/01: Marco Pannella e Rita Bernardini condannati in primo grado a 3 mesi e 700 € di multa, pena convertita in 4.186 € di multa 12/10/01: Olivier Dupuis, Pigi Camici, Alessandro Caforio, Cristiana Pugliese, Mauro Zanella, condannati in primo grado a 2 mesi e 20 giorni e 520 € di multa, pena convertita in 3.168 € di multa 14/02/2005: assolti in appello “perché i fatti loro ascritti non costituiscono reato”

  • 20 ottobre 1997

Milano, Piazza Scala Imputati: Marco Pannella, Rita Bernardini, Lucio Bertè (Pannella non era presente alla manifestazione) 10/12/99: Gip, non luogo a procedere “perché il fatto non sussiste”

  • ottobre - novembre 1997

Roma, 1) Piazza San Carlo 2) Piazza San Carlo 3) Largo Goldoni – tre disobbedienze che hanno dato origine ad un maxi processo Imputati: Marco Pannella, Rita Bernardini, Anna Autorino, Alessandro Caforio, Sergio Stanzani, Mauro Zanella, Pigi Camici, Antonio Borrelli, Cristiana Pugliese, Clotilde Buonassisi, Veronica Orofino, Olivier Dupuis, Gianfranco Dell'Alba, Paolo Pietrosanti, Giorgio Cusino, Alexandre de Perlinghi, Michel Hancisse, Thierry Meyssan, Rolando Parachini, Eric Picard, Michel Sit Bon 17/10/2001: Marco Pannella, condannato in primo grado a 8 milioni di multa e 10 giorni di carcere da aggiungersi con il vincolo della continuazione ai 2 mesi e 20 giorni per una vicenda analoga avvenuta a Piazza Navona per la quale però è stato assolto il 12 febbraio 2002 29/01/2004: Marco Pannella, posizione stralciata in appello per impegni al Parlamento Europeo. Da fissare nuovo ruolo

  • 28 gennaio 2002

Manchester (GB), Stazione di Polizia di Stockport, detenzione di cannabis e hashish in solidarietà con i deputati Davies e Cappato. Protagonista: Marco Pannella; nessun intervento da parte delle forze dell’ordine [1]

  • 29 dicembre 2012

La sezione lavoro e previdenza della Corte di appello di Roma lo ha condannato a pagare 250 mila euro in favore di una signora di 81 anni, Giuseppina Torelli, che dal 1982 al 1994 ha lavorato prima nel Partito Radicale e poi nel Gruppo Federalista Europeo, venendo retribuita come lavoratrice autonoma e, come da lei denunciato, spesso in nero.

Rinuncia al vitalizioEdit

Da lavoratore comincia a versare i suoi contributi previdenziali nel 1958 (con l'ottenimento del suo primo contratto di lavoro e quasi due decenni prima della sua entrata alla Camera) e, 51 anni dopo, inizia a percepire la propria pensione all'età di 78 anni nel 2009, con una remunerazione di 2600 euro mensili. L'ammontare di tale cifra è dovuta al fatto che, nonostante la sua attività quale parlamentare ricopra cinque legislature, Marco Pannella non gode dei vitalizi e del trattamento pensionistico specifico per chi è stato deputato della Repubblica Italiana. Egli infatti per ragioni politiche si è sempre volontariamente dimesso prima che ciascun suo mandato raggiungesse la metà della legislatura in corso, cedendo ogni volta il proprio seggio ad un compagno di partito[29]. Questo atto di rinuncia gli faceva coscientemente perdere anche il diritto di versare il conguaglio economico sotto forma di contributo figurativo per ottenere tale tipo trattamento pensionistico, diritto che invece veniva ereditato dal compagno subentrante al suo posto.

Nel 1988, a seguito di una clamorosa sconfitta della Nazionale Italiana contro lo Zambia nel torneo di calcio olimpico, Pannella devolve il proprio stipendio di parlamentare ai calciatori africani come protesta contro gli eccessivi compensi nel nostro calcio professionistico.[30]

Vita privata Edit

Marco Pannella vive da molti anni a Roma, in via di Ripetta, e convive da quasi quarant'anni (Template:Citazione necessaria) con la ginecologa Mirella Parachini, oggi dirigente dell'Associazione Luca Coscioni. Nel maggio 2010 si è dichiarato bisessuale, avendo amato tre o quattro uomini, dato che il rapporto con la compagna glielo permetteva[31]. È un accanito fumatore.

Opere Edit

  • Il voto radicale. Risposte di Elio Vittorini, Marco Pannella, Luca Boneschi, Roma, s. n., 1963.
  • Le sbarre del Concordato, con Pasquale Bandiera e Giorgio Spini, Genova, Lanterna, 1973.
  • Pannella su Marco Pannella, Roma, Magma, 1977.
  • Io, Marco Pannella al Parlamento. Interventi parlamentari contro il potere, i partiti di regime, la stampa di regime, la Rai-TV, il parlamento, la chiesa, l'aborto clandestino, la magistratura, la polizia, i carabinieri, le carceri, l'esercito, Napoli, Ceci, 1979.
  • Dai diritti civili alla fame nel mondo, Roma, Quaderni radicali, 1981.
  • Scritti e discorsi. 1959-1980, Milano, Gammalibri, 1982.
  • Come nasce un partito. Marco Pannella lettere da Parigi (1960-1962), Napoli, Caruso, 1997.
  • Diario di un digiuno. 1972: diritto civile all'obiezione di coscienza, Venezia, Editoria universitaria, 1999.
  • A sinistra del PCI. Interventi parlamentari 1976-1979, Milano, Kaos, 2007. ISBN 978-88-7953-175-7
  • Contro i crimini di regime. Interventi parlamentari 1980-1986, Milano, Kaos, 2007. ISBN 978-88-7953-179-5
  • Le nostre storie sono i nostri orti (ma anche i nostri ghetti), con Stefano Rolando, Milano, Bompiani, 2009. ISBN 978-88-4526-439-9

Incarichi istituzionali Edit

  • Deputato alla Camera dal 1976 al 1992
  • Eletto al Parlamento europeo nel 1979, 1984, 1999, 2004
  • Consigliere comunale a Trieste nel 1978
  • Consigliere comunale a Catania, Napoli, Teramo, Roma e L'Aquila
  • Consigliere regionale del Lazio e dell'Abruzzo
  • Presidente della XIII circoscrizione del Comune di Roma (Ostia)

RiconoscimentiEdit

Nel 2009 ha ricevuto il riconoscimento speciale della giuria al Premio Dessì. Nel febbraio 2011 ha rifiutato un'eventuale laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione da parte dell'Università di Teramo.[32]

Marco Pannella nella cultura popolareEdit

  • La canzone "Il Signor Hood" (ispirata al "bandito buono" John Wesley Harding, cantato anche da Bob Dylan nell'album omonimo) di Francesco De Gregori, con la dedica "A M. con autonomia", che spicca sulla copertina del disco Rimmel, si riferisce proprio a Marco Pannella, del quale il cantautore romano fu negli anni settanta un fervente ammiratore.
  • Marco Pannella viene citato nell'ottavo episodio del film "Mi faccia causa" del 1984.
  • La versione originale di "Ohi Maria", fortunata canzone degli Articolo 31, contiene un esplicito riferimento alla battaglia antiproibizionista di Marco Pannella ("...le vacanze le farò in Giamaica, dalla mia maria bella, aspetto, intanto voto Pannella e canto...").
  • Pannella viene citato nella canzone di Jovanotti Ho perso la direzione, inclusa nell'album Lorenzo 1992.

Bibliografia Edit

  • Gigi Moncalvo, Pannella. Il potere della parola, Milano, Sperling & Kupfer, 1983. ISBN 88-200-0293-0.
  • Lanfranco Palazzolo (a cura di), Marco Pannella. A sinistra del Pci, Kaos edizioni, 2006.
  • Lanfranco Palazzolo (a cura di), Marco Pannella. Contro i Crimini di regime, Milano, Kaos edizioni, 2007.
  • Umberto Pasini, E Pannella si chiamò Leone, Parma, Nicoli, 1979.
  • Mauro Suttora, I segreti di un istrione[33], Milano, Liber, 1993. ISBN 88-8004-013-8.
  • Mauro Suttora, Pannella & Bonino spa, Milano, Kaos, 2001. ISBN 88-7953-097-6.
  • Massimo Teodori, Marco Pannella. Un eretico liberale nella crisi della Repubblica, Venezia, Marsilio, 1996. ISBN 88-317-6372-5.
  • Valter Vecellio (a cura di), Pannella, dica '79, Roma, Stampa alternativa, 2009.
  • Valter Vecellio, Marco Pannella. Biografia di un irregolare, Rubettino, 2010.
  • Antonio G. D’Errico, Segnali di distensione[34], edizioni Anordest settembre 2012. ISBN 978-88-96742-63-1

Note Edit

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